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Nov 0918

Il coming out di massa dei soldati gay senza volto

Pubblicato da Vincenzo Branà alle 02:40 in Curiosità


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Per una volta non parliamo di noi ma andiamo direttamente Oltreoceano. Su Bilerico Jeff Sheng presenta il suo nuovo progetto fotografico: protagonisti alcuni miltari dell'esercito statunitense, omosessuali e perciò obbligati dalla norma del Dadt (Don't ask, don't tell) a mantenere segreto a tutti il proprio orientamento sessuale. Volontariamente hanno aderito - e ancora aderiscono - all'appello lanciato dal fotografo attraverso la rete, contribuendo a costruire il coming out collettivo di una comunità anonima, senza volto.

Sulla norma del Dadt (che si è accanita nell'ultimo anno sulle donne) Barack Obama si è già espresso con chiarezza, garantendo l'apertura dell'iter per la sua abrogazione. Un percorso che aprirà inevitabilmente un dibattito, al quale questi scatti portano un ottimo contributo.

facebook_02.jpg

Quella che prima si chiamava Valeria ora è Nicola, mentre Ambra, dal giorno alla notte, è diventata Riccardo. Poi c'è Maurizio, uno che i cambiamenti li prende un po' per volta, che per ora si è limitato a diventare Maurizia. Che non è bellissimo, perciò contiamo presto di poterlo orientare su un "sempreverde" Raffaella.

Beh, tutto sto caos è successo in poche ore nella mia home page di Facebook .  E sarebbe interessante sapere quanti hanno già notato questa "stranezza" consultando il proprio account sul social network. Che è in realtà l'effetto di una bella  campagna di sensibilizzazione lanciata sulla rete in corrispondenza del 20 novembre, la giornata in cui ricordano le vittime della transfobia. La campagna è partita il 9 novembre e si concluderà, appunto, il 20. Propone una forma di adesione molto semplice: cambiare sesso sul proprio profilo di Facebook e linkare la pagina web da cui  parte l'iniziativa. E che accoglie così i suoi visitatori

You’ve probably noticed that I’ve changed my sex on Facebook. Were you surprised? Annoyed? Intrigued? Disgusted? Outraged? Did you think it was a joke? Did you perhaps think it was a mistake?

Actually, I’m glad you asked.

 

Il blog inoltre informa sul significato della parola transgender, sulla varietà di identità che comprende e soprattutto sulle discriminazioni che le persone transgender ancora oggi subiscono in ogni contesto, in famiglia come nella vita pubblica (se vi sfuggono esempi vi ricordo la storia di Preziosa che vi raccontai qualche tempo fa). Insomma, un messaggio semplice ma efficacissimo nella sua "viralità", anni luce avanti rispetto alle sculacciate e alle campagne della ministra Carfagna.

Ho deciso di aderire anch'io: per qualche giorno sarò Gesù Bambina, per gli amici Bina. Perchè una volta in Calabria ho incontrato una bimba che si chiamava così e mi sono chiesto: "Ma questa che vita si fa a chiamarsi come Dio?". Così ora colgo l'occasione e mi faccio un giretto con l'aureola:-)

mara_carfagna_27406t.jpg

Mara Carfagna sculaccia Mediaset: questo era uno degli slogan utilizzati da Massimo Giletti ieri nel suo salotto al sapor di naftalina sulla Rai. Per Giletti l'urgenza, in un'Italia drammaticamente in picchiata su tutto, era riprendere il commento che la ministra aveva fatto lunedì scorso a margine della conferenza stampa di presentazione della campagna contro l'omofobia. Secondo l'ex Miss Cinema i mass media devono fare la loro parte nella lotta alle discriminazioni che riguardano le persone transessuali: «spesso i reality show pur di fare audience usano le differenze», ha denunciato. E di seguito: «Conosco tante persone transessuali che fanno una vita normale. Per noi le differenze non contano, ma per combattere gli stereotipi serve anche l'aiuto dei mass media. E in questa battaglia, i reality non ci aiutano. Occorre invece abbattere il muro di pregiudizio nei confronti di omosessuali e transessuali».

Continua a leggere "Mara sculaccia Mediaset: usa le trans per fare audience. Soluzione? Oscuriamole..." »

Erano anni che il governo non produceva una campagna contro l'omofobia: questo va messo sul piatto come  primo fatto nel commentare l'iniziativa del Ministero presieduto da Mara Carfagna. Quindi - per dirla "bene" - quella lanciata due giorni fa, un mese dopo il disastroso nulla di fatto della legge Concia in Parlamento, è una campagna contro l'omofobia messa a punto da un governo di centrodestra e che gode dell'immediato vantaggio di non avere termini di paragone: prima di lei il nulla. 

Nessun confronto, quindi, ma qualche considerazione forse è il caso di farla comunque. 

«L'omofobia è una malattia dalla quale si può guarire» è lo slogan che hanno scelto. Corretto, per carità, sul piano strettamente semantico. Ma forse non del tutto chiaro, perchè di omofobìa parliamo in tanti, certo, ma io credo non tutti. Gli omofobi, ad esempio? E non pensiamo solo agli omofobi violenti, pensiamo a chi quella differenza la sente e "gli importa" (questa è le definizione implicita - e decisamente imprecisa - che lo spot dà dell'omofobia), anche se non la vive nella propria casa e nella propria vita, anzi è stato bravissimo, man mano l'incontrava, a tagliarla fuori. Questo ipotetico omofobo "inerte" parla di omofobia? Si definisce lui stesso omofobo? E, oltre agli omofobi, se pensiamo ad esempio agli anziani, numerosissimi nel nostro paese e spesso seduti davanti a un televisore, loro capirebbero se parlaste di omofobia semplicemente nominando la parola?

Continua a leggere "Uno spot a sirene spiegate per mettere al bando l'omofobia. Il Ministero presenta la campagna: "Non essere tu il diverso"" »

maicol.jpg

Uguali sì, ma non come lui. Mi sorprendo sempre davanti alla valanga di "distinguo" che incontro nei forum e negli altri luoghi virtuali frequentati dalla comunità lgbt, spesso formulati senza neanche la minima ambizione di risultare coerenti con tutto il resto. Il "paletto" di stamattina punta dritto al Grande Fratello, alla cui produzione si è rivolto con una lettera aperta Alessio De Giorgi, amministratore di Gay.it e militante del Partito Democratico. De Giorgi si è risentito per la presenza nella casa di Maicol, il gay dichiarato che sta dando spettacolo in questi giorni a beneficio di tutti i teleguardoni. O meglio non della presenza, quanto delle generalizzazioni che il pubblico può operare a partire da lui. De Giorgi sostiene che Maicol non è rappresentativo della maggioranza dei gay: mi chiedo innanzitutto perchè dovrebbe esserlo e poi di quale maggioranza parla De Giorgi, perchè ho il sospetto che il gay più rappresentativo - andando a numeri - sarebbe quello sposato con tre figli che di notte si apposta nei battuage (di questi tempi lo sappiamo bene).

Ma attenzione, la citazione merita:

«Maicol - scrive De Giorgi - è probabilmente una straordinaria persona, ma non rappresenta, nonostante tutto, una vera novità né la gran parte dei gay di questo Paese».

E qui scopriamo che sono due gli obbiettivi impliciti: fare maggioranza e risultare una "novità". Chiedo: cosa c'è di nuovo nell'omosessualità? Nulla. Allora forse la questione è cosa c'è di non rappresentato ancora dai media? Tantissimo, credo. E in questo tanto non stabilirei delle prorità o delle maggioranze, soprattutto nella casa del Grande Fratello, che alle logiche della rappresentatività ha da sempre sostituto quelle del freak show, scartando il nano per la donna cannone (ricordate Peter Kay?). Fino a qui insomma De Giorgi secondo me fraintende grossolanamente il senso del format e gli affida un valore di "censimento" che è la prima cosa in cui faccio fatica a identificarmi, prima ancora di Maicol. Ma lui poi va oltre.

«Maicol ha dichiarato, a pochi giorni dal suo ingresso nella casa, che: "Un gay è differente da una persona che si sente donna. Io mi sento da sempre una donna imprigionata nel corpo di un uomo. Il gay è uomo. E' un'altra cosa". Affermazioni così, non le sentirete mai pronunciare da un omosessuale - cioè una persona che in un corpo maschile si sente perfettamente a suo agio - ma da persone transessuali o , da tutti coloro, cioè, che hanno un' identità sessuale in contrasto col sesso di appartenenza  (la psicologia la chiama “disforia di genere)»

Continua a leggere "Grande Fratello: Maicol è troppo trans per i gay. E De Giorgi scrive alla Marcuzzi" »

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