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La parola a Mirella Izzo - seconda parte

Roberto Russo avatar Lunedì 26 Marzo 2007, 10:45 in Interviste di Roberto Russo

Qui la prima parte dell'intervista

Mirella Izzo

La nostra conversazione sta affrontando temi importanti che forse molti di noi non immaginano nemmeno che esistano. Molte volte si preferisce parlare di “trans”, magari in senso dispregiativo, e associare il tutto alla prostituzione o a un capriccio di persone che vogliono solo godere e niente più… Secondo te, perché nella nostra società è così difficile accettare che una persona possa essere transgender?

Il motivo in parte l’ho già spiegato. Il passaggio di una singola persona da un sesso all’altro implica una rivoluzione interiore sul concetto di “sesso”, di “genere”. Vedi una persona che aveva la barba magari lunga, peli sul corpo, ecc., che ti cambia sotto gli occhi e diventa una “normalissima” donna. Oppure una ragazza che diventa un uomo barbuto. Crescono o spariscono i seni... Per i ragazzi cambia anche la voce. Tutte le percezioni sensoriali che abbiamo introiettato e memorizzato per quella persona, non trovano più conferme. Il “file” è da riscrivere totalmente in un settore nel quale il nostro software non è abilitato. Il sesso non si cambia! Come riscrivere questo file mentale?E anche per chi non segue direttamente la transizione di un amico o di un’amica, ma semplicemente “sa” che una certa persona che si presenta come una donna, magari attraente, magari spiritosa e intelligente, è nata maschio o che un uomo con cui inizia ad avere a che fare, era una donna, spiazza totalmente le basi stesse della concezione che la maggior parte della gente ha... su una delle poche certezze: o si è maschio o si è femmina.
Millenni di cultura di separazione fra i sessi non si riescono a cancellare facilmente.
Vi è sempre la sensazione che siamo dei “falsi”, delle “imitazioni” perché i nostri geni non corrispondono al nostro aspetto e, se non ci operiamo, anche i genitali…

Chi non si opera poi rappresenta il mito dell’androgino o, come già detto, dell’imitazione, della “truffa”. Quindi le interazioni con noi non sono mai serene. O siamo mitizzate o disprezzate. Quanti uomini ci avvicinano e ci corteggiano e reagiscono malissimo quando vengono a “sapere”? Tantissimi.. Eppure piacevamo, facevano di tutto per portarci a letto e.. in un secondo lo scenario cambia davanti ai loro occhi. “Credevo di corteggiare una donna e sto corteggiando un uomo”, si dicono. Altri invece appena dici di essere trans iniziano la manfrina del “adoro le trans”, dello stereotipo “siete più donne voi delle donne vere” (sic!), e via cantando.
Tieni poi conto che tutto questo sconvolgimento è quasi esclusivo per noi MtF (da Maschio a Femmina) perché l’uomo ha il terrore che entrando in contatto con noi possa “perdere in virilità”. L’ossessione omofobica del maschio latino fa si che questi uomini dichiarino di sentirsi “truffati” perché “sembriamo” donne ma “siamo” uomini…
Meno frequente che vi sia non accettazione per i ragazzi da femmina a maschio perché spesso le donne sono meno condizionate, ossessionate. Non hanno un equivalente del valore/ossessione della “virilità”. Viviamo poi in una società profondamente maschilista e questa è la ragione per cui i “ragazzi” quasi mai hanno problemi a trovare lavoro mentre noi quasi sempre. La donna che diventa uomo è più accettata dalle Aziende perché vengono considerate persone che hanno avuto la sfortuna di nascere donna ma ambiscono al privilegio del maschio. Noi invece rappresentiamo il tradimento più eloquente della virilità. Ci castriamo chimicamente se non chirurgicamente.
In realtà, se queste sovrastrutture culturali, non possedessero la mente dell’umanità, si scoprirebbe che siamo persone diverse da loro solo per alcuni piccoli aspetti, sia psicologici sia biologici.
Siamo semplicemente esseri umani come chiunque. Il nostro specifico è quello di avere conosciuto (anche nostro malgrado) i “due mondi” .. E anche questo fatto diventa un motivo di discriminazione perché sapere che hai di fronte una persona che conosce i trucchi mentali e sociali del tuo sesso fa paura… E la paura genera sempre discriminazione. Diventa inacettabile la nostra grande facilità di scoprire le carte dei giochi psicologici che gli uomini mettono in atto con le donne e le donne con gli uomini..
Per questo dicevo che i bambini sono una grande sorpresa positiva per come reagiscono alla transizione. Una sorpresa che però – se ci si pensa un poco – non dovrebbe stupirci.

Che futuro vedi per il mondo LGBTQI?

Due premesse in questo caso sono necessarie. La prima è che questa risposta sarà da considerarsi come una riflessione “interna” al movimento LGBTQI; la seconda è che – mio malgrado e con sommo rammarico – non sono in grado di “leggere” il futuro :)
Credo però che chiunque faccia politica a qualsiasi livello abbia il dovere di immaginare iniziative, conseguenze delle stesse e scenari futuribili affinché le proprie azioni non siano “irresponsabili”.
E in qualche modo credo che il rischio più grande che il “movimento” corre sia proprio quello di non essere stato capace di creare una “classe dirigente” politicamente sufficientemente preparata.
Inoltre è difficile parlare oggi di un vero “movimento LGBTQI”. In primis perché è spaccato fra un’ala “movimentista”, “antagonista” ed una “riformista” ed in secondo luogo perché l’integrazione raggiunta fra le singole “componenti” che formano la sigla, è ancora fragile.
Quindi, a mio parere, lo scenario cambierà molto in funzione soprattutto di questi due elementi.
Dal mio punto di vista se vincerà l’ala “movimentista”, “antagonista”, si potrà finalmente sostenere di avere detto tutto quello che pensiamo, che vogliamo, ma non porteremo a casa nulla di quanto ci viene chiesto da chi ci “picchiamo” di rappresentare. Dall’altra parte, se vincesse l’ala “riformista” sarebbe opportuno imparare almeno le “dinamiche sindacali” di contrattazione, al fine di non ripetere l’errore che è stato fatto dalle componenti gay e lesbica del movimento quando, sulla questione “coppie omosessuali” ha puntato direttamente su una istanza “mediata” (i pacs) per poi ritrovarsi che su quella richiesta comunque si sarebbe fatta una ulteriore mediazione. Insomma non è compito del movimento immaginarsi richieste che siano già mediate da noi. Non è questo il nostro lavoro. Partire già al ribasso ha dato esiti disastrosi.
Contemporaneamente bisogna essere consapevoli (prima possibilmente) del “fino a che punto” possiamo considerare una proposta mediabile e soprattutto valutare con attenzione quelle proposte che “pure idealmente giuste”, potrebbero ottenere un effetto boomerang (un esempio su tutti, ad oggi, la richiesta di adozione… sacrosanta ma fra qualche anno se riusciamo a fare accettare la normalità delle coppie omosessuali presso l’opinione pubblica). Insomma è molto facile essere “duri e puri” mentre per sapere portare avanti una politica riformista vera è necessaria una preparazione poiltica e forse ancor di più sindacale notevole. Credo che si stia imparando, ma ripeto, il movimento appare all’esterno unito fra le due “ali” che lo compongono, solo per una questione tattica e non strategica.
La sintesi, dal mio punto di vista, la si potrebbe trovare in un riformismo “duro”, sindacale. Imparando a praticare anche la disobbedienza civile, ad esempio (meno diritti? allora mi autoriduco i doveri) anche a costo di macchiarsi la fedina penale, se necessario. Ma la storia insegna che se una disobbedienza civile è di massa raramente viene punita. E teoricamente il “movimento LGBTQI” conta su milioni di persone, non bazzeccole. Purtroppo però mi sembra che le Associazioni tendano a diventare piccoli (o grandi) partitini molto ideologizzati piuttosto che sindacati. Ed è evidente che, fino a che il “movimento” è percepito come erano i gruppi extraparlamentari negli anni 70 (tanti, piccoli, duri e puri, teoricamente antagonisti al sistema, ma, di fatto, antagonisti fra di loro) non riuscirà a raccogliere dietro di sé mobilitazioni di massa che implichino il mettere in gioco qualcosa di più che una marcia a Roma ogni tanto (che fa anche tanto vacanza). Se invece impareremo bene a fare e apparire come sindacati (pur con colori politici diversi, ma per cui l’ideologia è infinitamente secondaria alla “contrattazione” sulle richieste), allora il futuro lo vedo migliore. Al momento attuale però credo che la mia posizione sia di minoranza estrema all’interno della vasta galassia che compone il “movimento”, dove vedo sempre più crescere nei gruppi e nelle ass.ni – specie le più piccole o locali – comportamenti sempre più ideologici.
Il secondo rischio è che un obbiettivo raggiunto da pochissimi anni, ovvero la vera e reale integrazione degli obbiettivi del movimento trans all’interno della nota sigla (prima eravamo considerati un rimorchio persino dannoso all’immagine del movimento), possa facilmente sgretolarsi se il movimento transgender, dovesse “montarsi la testa” e assumesse atteggiamenti e comportamenti poliltici “separatisti” o pseudotali. Peraltro le due problematiche elencate interagiscono fra loro. Èspesso nell’ala più movimentista interna al movimento trans che, pur di sfuggire al supposto “strapotere” di Arcigay/ArciLesbica, si finisce con il bruciare sull’altare dell’ideologia, le istanze delle persone trans. Istanze peraltro che corrispondono a bisogni urgentissimi, visto l’incredibile maggior peso delle discriminazioni subite dalle persone transgender.
Anche in questo caso però, credo di essere in minoranza. Ho la sensazione, ma spero di sbagliare, che il giusto “orgoglio transgender” si stia trasformando in diffidenza verso le componenti gay e lesbica del movimento. Diffidenza che aveva senso 5 anni fa, non ora quando negli ultimi documenti congressuali delle due piu grandi associazioni del movimento, ovvero ArciLesbica e Arcigay, viene definita con parole chiare, la decisione strategica di ascoltare e promuovere le istanze T, e nei quali viene fatto un esplicito “mea culpa” per il passato e riconosciuto un ruolo trainante, negli ultimi anni, della componente trans del movimento rispetto a quelle gay e lesbico.
Credo che le tante “comparsate” televisive offerte alle persone trans in questo ultimo anno, la cinematografia (Transamerica e Beautiful Boxer) abbiano montato un po’ la testa a molte e molti, come se “potessimo far da soli” come se vi fosse, in un momento di visibilità quasi superiore a quella degli omosessuali, la voglia di vendicarsi contro i “cugini” che per tanti anni non ci hanno considerato. Farlo ora, dopo anni di battaglie per far capire alle grandi ass.ni gay e lesbiche che il contributo del movimento trans poteva essere una grande risorsa seppur in un piccolo contenitore, dopo che si è vinta questa battaglia, a me pare suicida.
È possibile che io mi sbagli, sono solo percezioni quasi “extrasensoriali”, forse paranoie, ma le “antennine” si sono mosse, il “senso di ragno” sta pizzicando… e ne devo tenere e rendere conto. Ovviamente il futuro del movimento dipende anche, e non poco, dalle variabili del quadro politico generale, ma dovrei davvero dilungarmi troppo e comunque qualsiasi analisi sul quadro politico non può prescindere da una preventiva analisi dei problemi interni che attraversano il movimento.
Si parla spesso di “scollamento” fra politica e società civile, ebbene credo che anche il nostro movimento stia rischiando grosso.. che il rischio di mettersi sulla stessa strada sia reale.
Come uscirne? Beh, qualche idea la ho, ma ne dico solo una. Io parlo personalmente, tutti i giorni in un forum di ragazze e ragazzi trans non politicizzati, con problemi molto stringenti, quotidiani… e questo fatto mi aiuta tantissimo a “non perdere il contatto” con chi “rappresento” anche se, di contro, mi crea un grosso problema: l’allontanarmi da una gran parte del “gotha” delle dirigenze del movimento, in particolar modo quelle trans. C’è molto da fare, si…

Mirella IzzoPerché hai sentito l’esigenza di mettere sul tuo sito le foto della tua “trasformazione” fisica?

Quando nel ‘98 misi su web la mia prima home page, vi era solo una autobiografia, e un fotodiario in cui descrivevo minuziosamente ogni “passaggio” della transizione… Un passaggio dalla fase pre ormonale in poi… La transizione comporta una modificazione del corpo. Ne è una componente fondamentale e quindi decisi di pubblicare anche le foto dei cambiamenti che periodicamente “accadevano” al mio corpo, accompagnate dai miei pensieri e sentimenti.
Nella mia visione laica della vita, il corpo è il corpo. Ciò che è dalla pelle in fuori ha tutto pari dignità ed inoltre alcuni dei cambiamenti più “attesi” da chi transiziona non sono nel viso: la crescita del seno, il cambiamento di disposizione dei grassi nel busto e bacino, le natiche e le gambe… tutti questi elementi si modificano con la terapia ormonale e rivestono una importanza essenziale per chi intraprende un percorso al fine di fare “somigliare” il più possibile il «corpo» all’«anima» (identità). E fu da queste considerazioni che decisi di pubblicare anche foto nude seppur molto asettiche.
Ebbene, quelle pagine ebbero un successo assolutamente imprevisto. Anni dopo averle messe su web ho ricevuto decine e decine di mail in cui mi si diceva che la lettura, ma anche la visione, di quelle pagine, erano state fondamentali per “sbloccare” empasse decisionali, riguardanti la loro vita, anche decennali.
Quando poi Crisalide iniziò ad essere conosciuta, in molti mi consigliarono di togliere le foto di nudo perché potevano essere imbarazzanti per la serietà dell’associazione. Per ingenuità e “opportunismo politico” (mea culpa!) seguii quei consigli
Quando l’anno scorso decisi di cambiare tutto e di fare della mia home una raccolta di miei scritti e produzioni, avevo deciso di togliere tutti i contenuti delle classiche “home page”, farne una vetrina sulle mie cose e non su me stessa, sul mio corpo… ma, arrivarono le prime mail di protesta… e di nostalgia delle vecchie pagine che erano state così “importanti” per alcune/i. Non mi ci volle molto per comprendere che a volte un esempio da vedere vale più di mille parole. Chi deve iniziare non ha gran che in cuore politica e filosofia... ha mille paure, anche fisiche… Fu quindi conseguenza naturale l’abbandonarmi dolcemente al fatto che “Mirella icona” alla fine, per “la mia gente” valeva più della Mirella politica o poeta o saggista.
Ecco spiegato perché sono stata e sono l’unica (credo) dirigente di un’associazione LGBTQI a pubblicare foto proprie di nudo. Oggi anche meno asettiche delle prime e, anche in questo caso, per una precisa scelta politica (io sono figlia de: “il personale è politico”) che brevemente vorrei raccontare. La lotta contro il luogo comune “trans = puttana per predisposizione genetica” è talmente difficile da vincere, questo preconcetto è così radicato, che il movimento trans “organizzato”, pur di dimostrarne l’errore si è mano a mano fatto sempre più “bacchettone”… Ricordo l’ultimo Pride a Torino.. ho visto una cosa mai vista in precedenza (i tempi cambiano). Sul carro delle Associazioni lesbiche tre ragazze a seno nudo. Sul carro delle Associazionini trans, appena una ragazza ha provato a giocare nell’esibire un poco il corpo, è stata fatta scendere bruscamente. L’anno prima a Milano ho dovuto battermi un poco per far stare sul carro di Crisalide una trans “Miss Puglia” in un normalissimo costume da “miss” e la fascia…
Questi due episodi, ed altro ancora, mi hanno fatto molto riflettere. Ho pensato che se le lesbiche oggi stanno iniziando a riscoprire il piacere di avere un corpo e mostrarlo, le trans “organizzate” hanno scelto di nasconderlo per strategia politica.
Sono stata colpita anche io da questo vento “talebano”, ma è durato poco”… Doverci metterci da sole il “burqa” pur di “non dare l’impressione che…” mi è sembrato un atteggiamento tutt’altro che vincente.
Io credo invece che dobbiamo dimostrare che, per non essere catalogate automaticamente come puttane desideranti e affamate, non si debba rinunciare alla festosità del corpo e della sensualità.
Abbiamo altri modi per dimostrare che quell’equivalenza è errata. Abbiamo il diritto, come qualunque donna, anche ad essere un pizzico esibizioniste o comunque ad affermare, tanto più perché frutto di una conquista durissima, la gioiosità della nostra sensualità, dei nostri corpi.
Quindi ad oggi, in sintesi quelle foto ci sono perché sono un esempio di vita, sono una testimonianza degli effetti della terapia ormonale, ma anche per battermi contro una strana sessuofobia autoimposta. Si può essere persone finemente intellettuali (non è il mio caso, è un esempio) e contemporaneamente vivere come persona sessuata. Anzi si dovrebbe se non vivessimo in una società ipocritamente sessuofobica. E dico ipocritamente perché sappiamo tutti che il porno è un’industria con un mercato in grandissima espansione, i privèe crescono come gli ipermercati, ecc. ecc.

Dicci qualcosa liberamente

Beh credo di avere già detto tanto e, credimi, con molta libertà, visto che non tutte le mie riflessioni sono ”in linea” con “quello che dovrebbe dire” (e soprattutto non dire) una, seppur ex, “dirigente” del movimento LGBTQI; per cui a questa domanda vorrei rispondere solo con alcune citazioni che ho molto amato:

  • Tanto più l’albero vuole mandare i propri rami verso il cielo e tanto più dovrà sprofondare le proprie radici giù nel terreno – a memoria... di Nietzsche
  • Chi vuol esser lieto sia, del doman non v’è certezza– di Lorenzo De’ Medici, dedicata a me stessa
  • Ho visto cose che voi umani non potreste immaginare… navi da combattimento in fiamme al largo dei bastioni di Orione. E ho visto i raggi B balenare nel buio vicino alle porte di Tannhauser. E tutti quei momenti andranno perduti nel tempo come lacrime nella pioggia. 
È tempo di morire… – da Blade Runner di Ridley Scott, dedicata alla mia biografia
  • Se fate diventare il due uno e quello che è interno come quello che è esterno e l’esterno come l’interno e ciò che è sopra come quello che è sotto e se fate del maschile e del femminile una cosa sola, così che il maschile non sia maschile e il femminile non sia femminile, se mettete più occhi al posto di un occhio e una mano al posto di un’altra mano e un piede al posto di un altro piede, un’immagine al posto di un’altra immagine, allora entrerete nel regno –  dal Vangelo di Tommaso (apocrifo) dedicata alla chiesa cattolica e al papa
E infine con un estratto delle primissime parole che usai all’inizio del mio percorso di transizione per presentare la mia prima home page personale:
  • La vita non è tutta gioia o tutto dolore, tutta luce o tutta oscurità. Non è sempre estate o sempre inverno, sempre sereno o sempre nuvoloso… Gli opposti si alternano costantemente, talvolta sovrapponendosi e mischiandosi in alchemiche magie… E così la vita offre spesso un gusto piacevolmente “agrodolce” o inquietantemente “dolceamaro”. 
Mentre noi – spesso scioccamente – cerchiamo di separare ogni singolo ingrediente, la vita ci coglie nel suo inscindibile insieme di aspetti contraddittori. In me il “maschile” si è spento come in un tramonto autunnale lasciando spazio, dopo una notte buia e di tormento, ad un’alba “femminile” dolce e magica. Ma in questo nuovo giorno albeggiante rimane l’eco dei ricordi di ieri. Ricordi di cui faccio tesoro e che talvolta “rileggo” come un caro diario di una vita passata, 14 maggio 2000, Mirella Izzo dedicata alla “mia gente”…
29
29 commenti
29
07 Nov 2007
alle 23:55

azzurra

47 anni ....da dove comincio ?

28
14 Apr 2007
alle 10:33

una donna transessuale

Postare contro di te ?
Che assurdita', io non ho postato contro di te, ho espresso dissenso per il termine transgender che e' una definizione che la gran parte delle donne transessuali non accetta (poiche' e' una sorta di schizofrenia del genere).
Tu, poi hai iniziato un incredibile soliloquio per difenderti, come se il transgenderismo fosse una sorta di verita' rivelata...

Ti lascio con una riflessione... parliamo tanto di decostruire il genere, ma alla fine nessuna donna XY (tanto piu' in Italia) accetterebbe di definirsi transgender fuori da un contesto dove la sua affermazione risuonasse in senso politico artistico (anche quando fosse piu' transgender di te nei fatti).
Perche' il femminile e il maschile sono due poli, non esiste il polo del transqualcosa, e l'identita' non e' una maglietta alla moda, bisogna sapere a quale polarita' si appartiene per condurre una vita il piu' possibile serena.
Il transgenderismo si, diventa una casta in quest'ottica, la piu' bassa della societa', esattamente come in quell'India dove le transessuali sono dei simpatici paria.

Per quanto riguarda Luxuria, non interessa quello che fa della sua vita, ne a me ne ad altre/i, pero' mi piacerebbe che ci si faccia portavoce di qualunque cosa solo quando si viene scelti, e questo non e' accaduto. I risultati si vedono. Soprattutto in termini di credibilita' delle persone transessuali.

Un abbraccio, se lo vuoi.

27
13 Apr 2007
alle 20:20

Mirella Izzo

Cara Nadia.. di storie, come ho già scritto, ne ho ascoltate tante, ma questa, la tua mi ha fatto venire i brividi... Avevo sempre sentito storie di supporto fortissimo verso l'adulto transizionante (fosse parente o conoscente) ma mai una storia in cui il bambino avesse visto dentro il tuo cuore, Nadia, ricoperto da un corpo sbagliato.
Una storia commovente. Immagino quanto tu possa amare questo tuo fratellino... Quanto sia davvero fratello...
Mirella

26
11 Apr 2007
alle 10:21

Nadia

Ho trovato l'intervista davvero interessante, oltre che informativa sulla realtà transgender, che invece viene spesso mostrata in maniera distorta dai mass media ("distorsione" che putroppo avviene nei più svariati argomenti di informazione, dai manga alla ricerca scientifica, ma che in questo caso arriva addirittura a colpire la vita e la dignità delle persone).

Il fatto dei bambini mi colpisce molto e a tal proposito vorrei aggiungere la mia esperienza, se pur piccola. Io ho un fratello molto più piccolo di me, perciò sono stata la sua baby-sitter, insieme a mia sorella. Lui all'inizio si "sbagliava" usando il pronome lei per indicarmi agli altri (e qualche volta gli veniva pure da chiamarmi mamma). Quando poi è cresciuto ed è diventato più grandino, un giorno si è avvicinato e mi ha chiesto: "tu dentro sei una donna, vero?" tutto tranquillo, come se mi avesse chiesto se il mio colore preferito fosse il blu. Secondo me i bambini non hanno ancora imparato (o non ne sono ancora completamente imbevuti) di cosa sia "normale", cosa "deve" essere qualcuno e cosa non essere, cosa è "accettabile" e cosa no.

Tutto questo mi fa pensare che ciò che è giusto, normale o vergognoso è quello che ci insegnano.

25
10 Apr 2007
alle 09:12

Mirella Izzo

Ah dimenticavo! Per quanto riguarda Luxuria.. Bene.. raccolgo la tua opinione. Io la penso diversamente e la "giudico" per quel che fa per i nostri diritti e per come lo fa.. Non mi interessa più di tanto classificarla e valutare se è "della mia famiglia" o no.
A parte che le persone cambiano e potresti anche avere delle sorprese (e allora diventerebbe della tua famiglia? Quando potrebbe appartenervi? Con gli ormoni? Con il seno? Con l'intervento ai genitali? Insomma per appartenere alla tua casta quali i requisiti?), Luxuria sta facendo quel che deve e vuole fare. Per quanto mi riguarda.. per quanto riguarda una persona che non l'ha votata per i tuoi stessi pregiudizi, io ho radicalmente cambiato idea su di lei.. e si.. la considero la nostra, la mia referente (direi quasi unica) in Parlamento.

 

24
10 Apr 2007
alle 09:07

Mirella Izzo

Cara Rosanna... come vedi, anche una persona di tua conoscenza conferma questa tendenza. I bambini sono speciali. Noi transgender spesso abbiamo una particolare sensibilità verso di loro ed è davvero uno sgradevole controsenso l'essere sterili (anzi il diventarlo come necessità) e che sia mooolto difficile riuscire ad adottarli (senza "conoscenze") anche se ci si opera e si ottengono adeguati documenti e ci si sia sposate o sposati.
Si sarebbe un tema interessante su un forum.. e potresti lanciarlo come tema su "Transgender ma non solo..." il forum ospitato sul sito www.crisalide-azionetrans.it .
Interessante l'esempio che mi hai fatto rispetto alla magia... Non so quanto sia veritiero (io quando faccio il giochino del "dito che si stacca"... ci cadono sempre)... A me sembra il contrario.. Ovvero che i bambini non cerchino i trucchi  ma guardino quel che vedono con occhi innocenti (nel senso di non contaminati dalle nostre subculture). Vedono quel che a loro appare... E se un animo è femminile, muove le parole, il corpo, i gesti, la sensibilità, in modalità femminile anche se il corpo manda un segnale estetico maschile. Non mi stupisce che qualche bambino possa chiamare al femminile una persona trans non ancora in transizione fisica. Ma allo stesso modo un altro bambino potrà urlare alla mamma, dopo che ci è passato vicino e ci ha sentite parlare un "mamma, quella donna ha una voce da maschio!!"... Perché appunto i bambini dicono la verità di quel che vedono e senza filtri. Non dicono quel maschio è travestito da donna.. dicono quella donna ha una voce maschile... E se invece siamo in "coming out" un po' impacciato, prematuro (non per noi.. ma per l'aspetto fisico che ci si attende da noi).. che si coglie.. Diranno anche "Quell'uomo è vestito da donna!" Noi ci inc.... ma loro lo dicono con l'innocenza di una curiosità pura rispetto ad un qualcosa che non conoscono. Il problema è nelle risposte che i genitori daranno a quel bambino ("è una persona malata" o cose del genere) Spesso una verità, anche se non ci piace sentircela dire... resta una verità. Del resto conosco donne nate tali che si sentono dire dai bambini le stesse cose per via di una voce particolarmente gutturale... 
Io non ho problemi di "voce". Chi mi ha parlato la considera una voce femminile, con una timbrica tendente al basso ma femminile (ho anche fatto quei test di frequenza per gioco... e lo passo).. eppure.. eppure solo due bambini mi hanno sgamata... "Zia Mirella, perché ogni tanto fai la voce da uomo?" disse a tavola un giorno mio nipote, in casa dei miei, e in una famiglia che ha deciso di non "dire nulla" a mio nipote...
Che silenzio imbarazzante.. Io ridevo sotto gli "ex baffi", sinceramente... ma cadde un silenzio tombale per qualche secondo.. prima che a qualcuno venisse in mente di cambiare argomento... Su internet ci sono ormai un po' di mie interviste radio o tele... Chiunque può testare la mia voce... Forse molti adulti "sgamano" e non dicono.. anzi mentono dicendo il contrario... non lo eslcudo affatto. Ma adoro i bambini perché sono la bocca della verità... anzi delle verità.. perché non tutti i bambini dicono la stessa cosa... ma ognuno di essi coglie qualcosa di reale che ti riguarda. Gli adulti parlano ma spesso non sai cosa pensino davvero... Quando un bambino ci giudica, io personalmente medito sempre sulle sue parole molto di più che per alcuni giudizi preconcetti provenienti da adulti (come accade anche in questo "commentario" alla mia intervista).
Io che non sono cristiana, nel senso che non ritengo Gesù figlio unigenito di dio, amo però molto la semplicità di quel Maestro Sprituale.. E Gesù fu colui che meglio di altri Maestri colse dei bambini questa grande virtù spirituale. Un bambino che non sia già stato ipnotizzato da tv ed educazione familiare, è un grande "maestro di vita". Sempre: sia quando vede oltre, sia quando ci dice le cose "scomode" che gli adulti ci risparmiano o dicono alle nostre spalle. Sono lo specchio più pulito che abbiamo per specchiarci...
Ma al di là di quel che "vedono"... ciò che più mi ha colpita, nella mia esperienza, e in quella di altre persone trans di cui ho raccolto testimonianza, non è tanto quel che vedono ma quel che "elaborano"... Ovvero che si è quel che si desidera essere, quel che ci si sente di essere ed è giusto così....
Mirella

PS per l'anonima amica... vedi sei tu che mi dai sta grande importanza... fissandoti su di me, sulle mie parole ecc. ecc. Io ho rilasciato un'intervista. Tu hai espresso il tuo dissenso. Io il mio sull'atteggiamento "anti transgender" e tu poi l'hai messa sul personale (quindi togliendo ogni interesse pubblico alla cosa)... Di lesa maestà non ho mai parlato e se vuoi, per me, puoi continuare a postare all'infinito contro di me (prima molto prima che contro le mie parole)... Perché so bene che in un blog può arrivare consenso e dissenso... Quello che non capisci è che c'è dissenso e dissenso.. e il tuo modo di portarlo lo lascio al giudizio di chi legge.. di chi ha avuto la pazienza di leggere me e te.

Mirella

23
07 Apr 2007
alle 12:45

Anonima amica

>Ho letto con attenzione i tuoi giudizi sulla mia persona e ho cercato anche
>di trovare quelli sul mio intervento e sui vari post
>(specie il n. 7), dove argomentavo e motivavo il mio personale pensiero.
>

Non sono giudizi sulla tua persona... nessuno ti ha giudicato, eppure parli di giudizi, Come scrivevo guai ad intervenire quando "asserisci qualcosa".

Nel tuoi post hai fatto molta (se non tutta) facile demagogia, tra l'altro a tratti anche insultante per la gente a cui era indirizzata (piedi 47, spalle da rugbista etcetc) e a tratti delirante (l'accenno a Michael Jackson ...che centra, lo sai solo tu).
Avere il 47 di piede non vedo come possa essere dirimente o meno per potersi identificare come donna.
I problemi che si hanno nella transizione non sono certo quelli fisici... proprio perche' non si transiziona per dare sfogo ai propri deliri di essere qualcunaltro (vorrei essere la tal attrice strafiga o follie del genere) ma si transiziona perche' ci si trova a proprio agio manifestando la propria personalita' filtrata dal principio del femminile o del maschile (nel caso opposto).
Non si transiziona per pensare di finire su qualche copertina... proprio perche' l'essere donna viene prima dell'essere attrice o sciacquetta da varieta' di 4" ordine.

Fai finta di non sapere che alcune persone che si accostano al cambiamento di genere hanno, a volte, ben altri problemi che non il comprare le scarpe col tacco (che e' un tipico problema da travestito che si vergogna di mostrarsi in pubblico invece).
Se una persona sente di essere altro che non quello che la societa' la costringe ad essere non e' la misura dei piedi a impedirle di essere se stessa ma lo stigma della societa'. E lo stigma della societa', Mirella, si annulla soprattutto con il lavoro su se stesse e sull'accettazione di noi per le donne che possiamo essere, e' brutto dirtelo Mirella, ma bisogna anche sapersi fare accettare dagli altri non dire:
Beh io mi "dichiaro" transgender, e tanto basta per essere quello che voglio, quando voglio.

Carina come cosa... peccato che suoni tanto come una moda... e le mode passano, Noi (anche tu) sai invece che il sentirsi inadeguate/i rispetto al genere di crescita e' altro che non un infatuazione per un moviemento artistico o politico.


Invece il distillato del tuo pensiero va in direzione opposta, una sorta di spesa proletaria al supermercato delle personalita', che ha in Luxuria la propria summa come modello, non e' un caso che Luxuria che e' un travestito a tutti gli effetti, manco abbia un nome da donna ma un nomignolo d'arte che andrebbe benissimo solo in tutti quegli ambiti dove di "arte" si parla (degustibus).

Tu credi che metterti a fare istanze politiche portando in parlamento teatranti di basso livello vestiti da donna e dargli carta bianca sul rappresentare problematiche che non hanno mai vissuto in vita loro sia giusto ?
Vai avanti cosi', che devo dirti... per quello che vedo io, la maggior parte delle persone transizionati/ate (con e senza SRS) non si rappresenta in Guadagno, che invece pare essere molto apprezzato da travestiti e gente a cui farebbe bene un po' di psicoterapia per capire cosa vuole fare/essere della sua vita (e lo dice una che non ha stima degli psicoterapeuti in generale).

Il tuo problema Mirella non e' l'essere transizionante ma il sentirti obbligata a fare un istanza politica del cambiamento di genere, portare una problematica che coinvolge aspetti intimi di una persona come motivo di contestazione in sede politica.
...la contestazione se la si vuole fare (se si e' capaci a farla) la si fa o meno senza brandire la propria sessualita'.



>PS: lo sai vero che molti giornali non pubblicano lettere
>anonime e con dati falsati?
>

Ah si ??? ...boh, chissenefrega ti rispondo io.
Hai passato una discreta parte del tuo tempo dietro a sta cosa dell'anonimato... sei un po' ridicola invero. Cosi' funziona qua (in rete) se ti sta bene.
Sei tu che non devi apparire in un blog se non vuoi essere commentata, mica invocare la lesa maesta' (a sproposito per altro) se qualcuno si permette di dissentire..
Ti giro la frittata:
Non ti sta bene ? Non farti intervistare.

22
07 Apr 2007
alle 12:03

Rosanna Vecchietti

Cara Mirella,

non so se si tratta di animo femminile o di un tema che in qualche modo avevo già sfiorato con Aria, forse entrambe le cose… mi piace però pensare che anche gli “animi maschili” possano cogliere certi aspetti :) !

Il sospetto che ci è venuto è che i bambini possano riuscire a vedere oltre. Aria sostiene (mi piacerebbe aver udito con le mie orecchie!) che la bimba di quasi 3 anni di alcuni nostri amici si sia rivolta a lei al femminile, malgrado le sue sembianze siano ancora maschili.

Mi sono tornate alla mente le parole di un amico mago che mi raccontava di come spesso i giochi di prestigio non funzionino con i bambini: questi a differenza degli adulti vedono la realtà per quella che è e, se ho ben capito, i giochi di prestigio si fondano sull’idea che avendo un modo rigido di guardare la realtà percepiamo come irreali altri modi in cui la realtà può esistere.

Curioso che i tuoi piccoli amici ti abbiano coinvolta proprio in dei giochi di magia!

Penso che l’argomento meriterebbe davvero uno spazio per raccogliere le diverse esperienze. Forse potrebbe essere il post di un forum.. che ne pensi?

Un abbraccio, Rosanna

21
04 Apr 2007
alle 10:23

Mirella Izzo

Cara Rosanna,
è vero ho fatto cenno ai bambini, agli anziani e agli strati sociali più "semplici" come le situazioni più sorprendenti in senso positivo rispetto alle "aspettative" negative che ci si aspetta quando si inizia una transizione. Lo confesso, speravo che Roberto si "agganciasse" a quell'accenno per un approfondimento, ma altri fili di discorso ci hanno poi guidato e credo ci volesse un animo femminile per cogliere quell'accenno e volerlo sviluppare, approfondire (Roberto, non me ne volere, le tue domande sono state tutte impegnative e per me "impegnativo" è sinonimo di "bello"). E, credimi, sono felissima dell'occasione che mi dai. Tralascio anziani e ceti sociali per rispondere alla domanda, Rosanna. Una breve premessa. Dopo la sorpresa accaduta nella mia personale esperienza, ho deciso di chiedere a tante altre persone in transizione per capire se ero stata fortunata io o se ci fosse una reale consistenza statistica di questa realtà al fine di capire se al di là del mio vissuto personale, vi fosse il bisogno di capire un fenomeno reale, diffuso. Ebbene posso dire che è una esperienza molto comune, molto diffusa, quindi non solo una mia personale esperienza.
Parto da me e poi allargo. Io, come è noto, ho iniziato la transizione a 39 anni. Avevo un lavoro, vivevo in una casa, in un condominio, in un quartiere e, come chiunque, in tutta una serie di "comunità" che ci toccano tanto o poco a seconda di molte circostanze. Quando è arrivato il momento del "coming out".. del momento in cui il tipo del 4 piano col pizzetto e i capelli lunghi fino a metà schiena legati con l'elastico, sarebbe apparso per le prime volte ai condòmini come una donna, truccata, con la borsetta,  in minigonna, collant, e tacchi (all'inizio si esagera un po' ma ci sono valide ragioni per farlo).
Al contrario di altre amiche ed amici, non volevo mettere il solito cartello nel portone in cui avvertivo che.. ecc. ecc. Non so perché ma non mi andava di "annunciarmi" come se fossi un evento straordinario, il passaggio del "circo" da pubblicizzare(avevo torto in realtà, perché non è così facile capire la nostra realtà.. e un piccolo avvertimento aiuta spesso).
Quindi (da me non c'è ascensore e gli incontri sono quasi quotidiani per le scale) è iniziato "il fuoco di artificio"...  La "bomba Mirella" esplodeva nel condominio n. 18 di via xy.. Esplodeva a grappolo perché per ognuno/a che mi vedeva per la prima volta, partivano le chiacchiere di condominio.
Genova è una città particolare. Ideale per chi transiziona. Magari si sparla dietro ma l'aplomb dei genovesi di fronte alle sorprese è più che britannico... Quindi nessuna sceneggiata, ma uno choc che ha coinvolto credo tutte le famiglie del mio caseggiato (e poi via via dei condomini vicini, quartiere, ecc. ecc.). E in queste variegate famiglie vivevano e vivono anziani, giovani coppie e... e bambini ovviamente.
La mia "visibilità" quindi non aveva provocato reazioni forti ma un evidente imbarazzo. Alla mia porta i vicini non suonavano più e sebbene fossero tutti educati, leggevo l'imbarazzo nei loro occhi e nei loro saluti, ogni volta che, disgraziatamente (per loro ma anche per me) ci si incontrava.
Accettata ma isolata.
Un giorno però suona il campanello. Apro e mi ritrovo davanti una schiera di bambini, bambine e ragazzini e ragazzine appena adolescenti.. Mi dicono: "sai facciamo un piccolo spettacolo nella piazzetta (che riunisce almeno due condomini), vengono a vederci tutti, i nostri genitori... volevamo chiederti se venivi anche tu.. ti invitiamo". Ringrazio imbarazzata ma credo che i miei occhi stessero brillando di gioia, commozione e anche imbarazzata sorpresa. Chiusa la porta mi dico: "no, non ci vado.. ci saranno tutti i genitori e avrò gli occhi puntati addosso di chissà quante persone, anche che neppure conosco"... "Perché mi hanno invitata, mi chiesi... Saranno stati "imboccati" da qualche genitore?" E gli altri però?
Ebbene all'ultimo secondo, il giorno prestabilito di nuovo suonano i bambini alla porta per accertarsi che andassi... io dico "no grazie non mi sento tanto bene e poi sono in tuta.. e..." e tutta una serie di scuse che neppure ricordo tanto erano strampalate. E loro: "Ma dai vieni... "
Pochi mesi prima avevo regalato loro un gioco del "piccolo mago" e lo avrebbero usato x il loro spettacolo...
Non seppi resistere e scesi nella specie di "cortile" che separa i due condomini.... C'erano i primi genitori, parenti, vicini e io davvero non sapevo dove girarmi, come muovermi. Saluto? Non saluto? L'imbarazzo era forte e l'aria non era delle più leggere...
Arrivano finalmente i bambini e l'attenzione si sposta su di loro... Fanno i loro spettacoli.. i loro "numeri" con generosi applausi di tutti. Poi la più grande fra loro inizia a fare i giochi di magia... Per uno di questi la "maga" aveva bisogno della partecipazione del pubblico. Fu lì che sentii ad alta voce: "Mirella, vieni tu" (ora quasi nessuno sapeva il mio "nuovo nome" nel quartiere e comunque era la prima volta in assoluto che veniva pronunciato a voce alta e con un pubblico generalista)... Mi mise al centro dell'attenzione, mi portò sul "palco" a giocare con loro.
Furono loro a "battezzarmi" per tutto il vicinato. Loro, bambini, mi hanno di fatto presentata a tutti, ufficialmente, come neodonna.
Questo episodio non lo dimenticherò mai. Ma ce ne sono stati poi altri che non racconto e ne ho raccolti tanti. Nipotine che di fronte allo zio diventante zia con tutti i "grandi" contro, che avvicinano queste impaurite "neodonne", "neozie" rifiutate da tutta la famiglia, che dicono: "io ti voglio tanto bene e per me sei la mia zia preferita. I grandi non capiscono, io si" usando il nuovo nome e non sbagliando MAI una volta la declinazione. Sono decine di esempi che non racconto per ragioni di spazio. Tutte nella stessa direzione. E devo dire che vi è anche una certa differenza fra bambine e bambini.. Le prime sono le più accettanti.. i secondi talvolta sono già condizionati al culto del "maschietto/machetto" e talvolta più restii.. In ogni caso tutti infinitamente più.. non accettanti direi.. ma più comprensivi, più "comprendenti" (consapevoli, aware) della realtà transgender, rispetto agli adulti.
Ho cercato spiegazioni per questo? Certo che si... E forse qualcuna l'ho anche trovata. I bambini giocano a giochi in cui la "fantasia" è potere.. In cui il "desiderio" si trasforma in realtà per via di fate, maghi, gnomi, folletti, genii della lampada o di superpoteri dei personaggi dei manga giapponesi. I bambini sognano di diventare da grandi quel che desiderano essere nel loro "qui e ora"... Per loro desiderio e realtà hanno confini labili e, credo, per loro sia davvero facile comprendere che se ti senti donna, sei donna; se ti senti uomo, sei uomo.
Sono maghi, fate, streghe, robot d'acciaio super transformer... La trasformazione è l'essenza dell'infanzia e dell'inizio dell'adolescenza. La nostra.. la nostra trasformazione è una delle tante possibili.. e tutto sommato vedendo noi che da adulti professiamo la stessa fede nel trasformare un sogno in realtà, ci sentono e ci vivono come più vicini a loro di quanto non riescano ad esserlo quegli adulti che sanno solo far vedere che i loro sogni di bambini, si perderanno definitivamente, una volta "diventati grandi". Noi siamo i transformer in carne ed ossa.. non peccatori o "contronatura"
Questa è una delle risposte che mi sono data dopo la sopresa delle reazioni dei bambini di fronte ad un adulto che cambia sesso. Ed è per questo che mi muove un misto di rabbia e compassione verso quegli adulti che vogliono proteggere i loro figli dalla nostra conoscenza... I bambini sanno. Sono gli adulti che dimenticano.
IMHO

Mirella

20
04 Apr 2007
alle 08:25

Roberto

Cara Rosanna,

grazie del tuo commento e per quel che dici. Il bello dei blog credo sia proprio la possibilità di interagire. Attendiamo insieme la risposta di Mirella, allora :) 

19
04 Apr 2007
alle 00:48

Rosanna Vecchietti

Cara Mirella, caro Roberto,

ho letto con molta attenzione questa intervista che mi ha lasciato anche una curiosità che poi vi dirò. Voglio condividere con voi le mie sensazioni di spettatore. Dico spettatore, perché mi sento un po’ come il pubblico che da casa entra in contatto con i personaggi noti della televisione. Il mezzo è molto differente tanto è vero che ho l’opportunità di intervenire e quindi di entrare in relazione con quelli che sono i volti noti di un forum o di un’associazione, a differenza di quanto avviene con il mezzo televisivo nel quale la comunicazione è a senso unico e lo spettatore è il più delle volte ridotto ad un ruolo passivo.

Sono fra gli utenti di internet che hanno letto l’autobiografia di Mirella e visto le sue foto. Devo ringraziarla perché avendo reso “pubblica” la sua vita mi ha dato l’opportunità di conoscere e comprendere una realtà che ignoravo completamente. Non c’è nulla di osceno nelle foto mostrate, non solo perchè non sono volgari, ma anche perché essendo chiaramente contestualizzate non danno spazio ad equivoci, anzi trasmettono meglio il senso dell’esperienza di chi vive questo tipo di realtà (o almeno di un suo campione). Le parole sono solo un mezzo e spesso il senso della propria esperienza viene trasmesso attraverso canali altri da quello verbale. E quando la parola non viene utilizzata in modo scarno per esprimere i propri pensieri o la propria storia, ma viene arricchita dei vissuti e dell’interiorità di chi li racconta, non può che essere meravigliosa e trasmettere anch’essa i propri contenuti in modo rapido e diretto, comunicando e quindi riuscendo a trasmettere all’altro una realtà che non potrebbe essere altrimenti espressa, non certo scindendo le parole o i pensieri dal mondo interiore.

A fatica sono riuscita a seguire i discorsi diciamo più politici dove sento che mi manca un pezzo di storia. La mia attenzione si sposta però su di un altro aspetto. Penso ai livelli di intervento fatti partendo dal basso, rendendo nota alla gente una realtà così poco conosciuta, facendo sì che questa diventi familiare. E’ vero che ci sono preconcetti e resistenze a cambiare il proprio modo di vedere le cose, ma è anche vero che sono realmente poche le persone che hanno l’opportunità di entrare in contatto con la realtà transgender e di integrarsi con questa, modificando così il proprio punto di vista. In questa direzione va il forum di Crisalide e credo vadano moltiplicate occasioni come questa di incontro fra realtà “normale” e realtà transgender.

E ora veniamo alla curiosità che vi dicevo all’inizio…

Mirella scrivi che i bambini sono una grande sorpresa positiva per come reagiscono alla transizione. Mi piacerebbe tanto che mi raccontassi.

Con affetto, Rosanna

18
02 Apr 2007
alle 20:24

Mirella Izzo

Carino il post dell'anonima amica (anonima si, ma amica... leggendo poi i contenuti, mica tanto).
Ho letto con attenzione i tuoi giudizi sulla mia persona e ho cercato anche di trovare quelli sul mio intervento e sui vari post (specie il n. 7), dove argomentavo e motivavo il mio personale pensiero. I primi abbondano.. dei secondi non vi è traccia. Eppure ho argomentato molte cose e in una intervista a me.. quindi pensieri personali, non "assoluti" come vuoi far passare tu. Fatti intervistare anche tu, mettici la faccia e il nome (o almeno un nome) e dirai quel che vorrai. Quindi se tu avessi davvero voluto argomentare (e, come sostieni, dare peso alle parole, senza faccia e senza nome e cognome, che tu ritieni essere una cosa secondaria, io meno) avresti potuto entrare nel merito delle cose scritte, dei concetti espressi e fare le tue contro considerazioni. Invece a parte la citazione di un libro, ti sei persa in una personalizzazione "contro" di me, che alla fine ottiene il risultato contrario di quello che vuole ottenere. Io ho solo scritto delle opinioni e un piccolo post ironico.. Sei tu che mi dai troppa importanza attribuendo alle mie opinioni il valore di sentenze (e dire che più volte nell'intervista ho chiaramente detto di sapere di essere in minoranza, per alcune delle opinioni espresse...rileggi).
Mirella
PS: lo sai vero che molti giornali non pubblicano lettere anonime e con dati falsati?
Forse farebbero bene a farlo anche i blog.. Perché le opinioni - tranne rarissimi casi - hanno valore anche perché frutto del pensiero e della passione di una persona... E specie se si passa dall'opinione alla derisione, essere anonime è proprio di cattivo gusto...
Mi conosci e sai che "resisto a tutto fuorché alle tentazioni"..
Mirella

17
31 Mar 2007
alle 01:20

L'anonima amica :P

...della serie Mirella parla "ex cathedra".

Mamma mia, che tristezza leggerti Mirella, hai perfino puntualizzato a un post che nullaltro diceva se non "ehm... megadirettore, vorrei chiarire."


AHHRGH... Sia MAI che "la Mirella" possa essere interdetta sul verbo da lei pronunciato !!! In qualunque senso questo chiarimento avvenga... Pubblicamente poi (!!!).

Quando si dice... "parla solo se sei interrogata"... :)

 

Di che hai paura Mirella ? Ti avevo offesa forse ? Ho offeso qualcuno a qualunque titolo ? No, vero ? (e si che sono brava quando voglio farlo, anche pesante, credimi)

Sei addirittura comica (involontariamente, si capisce) quando dopo aver sproloquiato in un aula vuota per 4 post di fila abbaiando piu' o meno sempre lo stesso concetto, concedi:

-------------------------------------------------------------------
Poi che tu voglia dare il diritto di replica all'anonima amica... beh.. è giusto e non metto lingua
-------------------------------------------------------------------

AHAHAHHAH, "non metto lingua" ...che forza... manco ti accorgi di come sei fatta.

Nahh... Guarda, lasciamo stare. Hairagionetu !

Guidando durante gli ultimi 800km fatti in macchina, avevo pensato a cosa scrivere qua, cercando di chiarire il mio pensiero su questa cosa e mi ero rigirata nella testa un discorso basato sui principi del femminile e del maschile (ti consiglio i testi divulgativi della Heritier, potresti imparare qualcosa, se non l'hai mai letta) sul perche' per me, che ho "trans"izionato a donna +- cronologicamente insieme a te, pur se con 15 anni e un lavoro statale in meno, (anzi un lavoro tout-court in meno, e sempre senzafamiglia of course), abbia senso dirmi donna esattamente "come qualunque altra donna", e sul cosa comporti questo da un punto di vista sociale, personale, lavorativo, anche affettivo (verso chiunque, si intende) e QUESTO INDIPENDENTEMENTE dall'essere o meno stealth e senza mentire a nessuno, o vergognarsi, soprattutto! (ma siamo ancora qua... ??? ...che tristezza, ahi... l'ho gia detto).

Bah, tu invece hai preferito buttarla sul personale (donna al 101% :) pensando che qualcuno ti toccasse la seggiolina di "transgender di riferimento"... nahhh come ho detto, lasciamo stare.

Ti do' percio' ragione "a tavolino", Santona Mirella, non vorrei che ti venisse un colpo nel leggere una replica un po' articolata che smonti il (falso) mito del transgender. (Rosy Bindi e' transgender ??? Glielo dici tu ??? pensaci un po'...)

 
Percio' (che se no t'arrabbi)
Siamo tutti trans! Tie'.
Anzi maesta', se mi posso permettere giusto un appuntino, perche' non Eunuchi che fa' un piu' aristocratico e un po' meno marciapiede ?

Che dici, Mire, si puo' far proporre al kompagno delegato Guadagno questa definizione al parlamento del vaticano ?

Solo una cosa sul mio "nome" e poi torno agli affari miei, ke xe meio per tuti.

Questo e' un luogo pubblico e io intervengo con il peso di quello che dico e che penso (SE penso ne valga la pena) mica con il peso del mio nome o il "look" della mia faccia (quest'ultima cosa, ahime', TROPPO sopravvalutata ultimamente nelle valutazioni di merito)
Quindi che io mi firmi "una donna transessuale" (che ritengo una definizione politically correct calzante in questa sede) non mi pare proprio che sia criticabile o lecito da stigmatizzare... mica sono intervenuta trolleggiando allegramente.

Avessi scritto Giovanna, Patrizia, Angela, Simona, Anna o qualunque altro nome cosa sarebbe cambiato ???
Niente! Assolutamente niente.
Pero' ti avrebbe tranquillizzato, mi pare di capire.
Forse allora (continuo con le inferenze "facili"), non valuti tanto il peso di "quello che si dice", ma di "chi lo dice", cosi' che sia possibile fare considerazioni squisitamente di carattere politiko, ma non assolutamente "di merito" sull'argomento trattato.
...e questo, se mi permetti, e' un po' poco da Santona. Visto che ti atteggi e' bene che te lo si dica.

E ora su... ti lascio "non replicare ulteriormente" :D

16
29 Mar 2007
alle 13:58

Roberto

:) massimo rispetto :)

15
29 Mar 2007
alle 13:56

Mirella Izzo

Si ma io ora mi tacito.. perché così non è più un "commentario" ma una specie di  "replicario".. e non mi pare neanche giusto...
Quel che io penso ormai l'ho scritto e anche ampliato in 3 post.. Credo che sia il momento di lasciare spazio ad altr* o anche a nessun*, se l'argomento scema, come è giusto che sia, di interesse nel tempo...
Poi che tu voglia dare il diritto di replica all'anonima amica... beh.. è giusto e non metto lingua ma non replicherò ulteriormente.
Un abbraccio circolare..
Mir

14
29 Mar 2007
alle 11:13

Roberto

Ciao Mirella, forse stiamo andando "off topic". Ma se dalla tua intervista scaturiscono delle domande, allora il topic torna in :) Concordo con quel che dici che non si debba proporre un modello discriminatori in sé e per sé: insomma, crearsi da sol* dei problemi proprio non mi sembra il massimo. Serenamente vorrei anche sentire le opinioni della «donna transessuale», sperando che adotti un nick così almeno potremo discutere con un tu vagamente personale e non con un'entità generica :)

13
29 Mar 2007
alle 10:58

Mirella Izzo

eheh.. Roberto.. Ora voglio rispondere seriamente e anche brevemente. Fra di noi esistono tante "donne racchiuse in corpo d'uomo".. talvolta questo corpo di uomo ha il 47 di piede, i polsi da campionato mondiale di braccio di ferro, "du metri di torace" (come diceva una antica pubblicità che ricorderanno in pochi), ecc. ecc. Ebbene dato che siamo una ass.ne che si batte contro le discriminazioni, non possiamo fare nostro qualsiasi stile di vita che di per sé preveda di non essere "estensibile" a tutt*. Per essere stealth bisogna avere tante circostanze favorevoli: potersi spostare di città trovando un lavoro, avere avuto la "fortuna" che la donna "intrappolata" lo fosse in un corpo maschile bassino, mingherlino di ossatura, ecc. ecc. Si la chirurgia può fare un seno, può modellare i grassi, può persino limare una mandibola troppo alla "Beautiful", ma non può ridurre spalle, piedi, polsi e mani. Neppure può totalmente stravolgere i lineamenti del viso.. o lo può ma magari senza cancellare alcune inequivocabilità. Ma anche se ci riuscisse ci vorrebbe un capitale economico ultra considerevole. Purtroppo molte ragazze si devastano con la chirurgia estetica proprio con la speranza di "passare" (essere invisibili).. Allora preferiamo, sapendo che non tutte fra noi hanno la fortuna di non essere COMUNQUE riconosciute come donne non nate tali, proporre modelli buoni per tutt*. Imparare ad avere dignità della propria condizione, persino un po' d'orgoglio. Imparare a non vergognarsi se si è riconosciute magari per il timbro vocale (ci sono interventi alle corde vocali ma 5 su 10 peggiorano le cose) o per una serie di piccoli e grandi indizi che, sommati, formano la percezione che gli altri hanno di noi. Un modello che può essere anche adottato da chi ha la fortuna di "passare"... Un modello che porta la nostra realtà ad una condizione di dignità. Poi a titolo personale la scelta di "nascondere le proprie origini" è legittima come scelta personale. Ma se inizia ad essere propagandata come stile di vita, produce risultati devastanti. Tutte le ragazze che sono consapevoli di non "passare" tornano in crisi dopo che magari per mesi abbiamo lavorato per l'autoaccettazione.
Come si fa a proporre un modello che è discriminatorio in sé e per sé come stile di vita di persone che già subiscono una serie di pressioni incredibili dal mondo esterno? Chi - fra di noi lo fa - è, come minimo, una persona irresponsabile e che valuta il mondo intorno al proprio ombelico...
Per questo, Roberto, la mia risposta è stata dura.. Perché fa danni...
Kiss
Mirella
PS: ma non stiamo andando "off topic" di brutto?

12
29 Mar 2007
alle 10:39

Roberto

che round! ;-)

11
28 Mar 2007
alle 23:24

Mirella Izzo

ma cara la mia donna al 101%... io ho usato stealth per non usare termini italiani più veri ma anche più crudi... tipo "nascosta", "velata", o, ancor più veritieri ma ancora meno carini, termini come "revisionista autobiografica", "omissiva della verità", "obliante di sé" o.. beh il termine più esatto ha anche una accezione offensiva e non lo cito...
Insomma, la Mirellona ha cercato di usare un termine internazionale e neutro... Poi, se come credo ho capito chi sei, so bene che non sei invisibile e che se ti incontrassi per strada e sbattessi contro di te mi farei male :)
Roberto, non ti preoccupare se sono un po' velenosa.. E' così stereotipatamente considerato femminile il termine "vipera" che non ho saputo resistere..
Non ci sono le faccine qui? Beh.. immaginatevi uno smile bello grande.. E cara donnona... t'aspetto a braccia aperte anche io... ihih
Mirella
(so sorry ma dopo tante parole serie stasera mi concedo un po' di ironia.. che mi consentono anche di essere breve!!)

10
28 Mar 2007
alle 19:42

Roberto

Ciao! Aspetto la tua risposta, allora. Ti andrebbe di usare un nick così ci possiamo parlare in maniera meno impersonale?

9
28 Mar 2007
alle 17:43

quella che "stealth lasciamolo agli aerei"

eh brava Mirellona...

vorrei risponderti adesso, per chiarire un paio di punti, ma il lavoro incombe...
Ma lo faro' !
...cercando (anche se non e' facile, lo so') di essere un po' + breve di te ;)

8
28 Mar 2007
alle 09:31

Roberto

Fiu! Mirella che commento lungo e articolato! Ci aiuta a capire meglio la realtà "trans" che spesso liquidiamo con battute, battutine, battutacce (quante ce ne sono in questi giorni in tv per via del "caro" Sircana?). Son contento di questo dibattito che ci fa toccare con mano quanto succede nel "nostro" mondo, al di là di stereotipi e modi di fare. Buona giornata!

7
27 Mar 2007
alle 21:29

Mirella Izzo

Caro Roberto.. Mi chiedi di intervenire e lo faccio ma non sarò, non potrò essere breve. Oggi scopri che all'interno della realtà transgender esistono le persone che si autodefiniscono transessuali (e rifiutano ogni collegamento con realtà diverse dalla loro) e il cui desiderio è cancellare totalmente il passato agli occhi degli altri: spesso anche ai propri mariti o partner.
Queste persone vengono definite in ambiente trans come "stealth", alla pari dei famosi aerei americani noti per essere "invisibili" ai radar. Stealth è uno stile di vita di chi ha operato una transizione e vuole assolutamente cancellarne le tracce. La motivazione è semplice. Si sono sempre sentite donne e l'essere nate maschi è stato un errore.. una malattia (che rivendicano) da curare e che una volta curata (con la transizione) deve essere omessa perché in realtà sono sempre state donne (o uomini nel percorso opposto) ma c'era una malattia fisica che glielo impediva. A parte che anche con questa interpretazione patologizzante che non condivido, trovo quantomeno imbarazzante omettere dalla propria biografia decine di anni di vita persino nei confronti delle persone più intime, resta il fatto che vivere "stealth" sia assolutamente legittimo. La legge prevede proprio che, una volta effettuato il "cambio di sesso" legale, le persone che sono state riassegnate siano da considerarsi "uomini" o "donne" come chiunque altro.
Diritto che ovviamente non mi sogno di contestare. Un po' più contestabile è la propaganda di uno stile di vita che costringe alla "omissione" di bei pezzi di vita. Il diritto alla privacy non è un "dovere" alla privacy. Se io fossi sieropositiva avrei il diritto di non dirlo.. non il dovere di non dirlo. L'importante è che non siano altri a dirlo per me. Roberto, ti sei un po' chiesto come mai hai dovuto rispondere ad una persona senza firma... Ma se si fosse firmata, in un blog pubblico.. ebbene un minimo rischio di essere "individuata" da qualche "radar particolarmente perspicace" esiste. La "donna transessuale" non sarebbe mai anonima se non in un contesto in cui si esplicita la sua condizione, la sua realtà, la sua biografia, la sua storia.
Chi vive stealth è costretta/o ad un "revisionismo autobiografico" che deve mantenere per tutta la vita e con chiunque. Di norma chi sceglie di vivere stealth, appena "riassegnata/o" cambia città (e non di pochi km) perché altrimenti non potrebbe mantenere la "copertura".
Le leggi per cui mi batto includono il diritto a vivere stealth (ovvero che vengano cancellate le tracce della transizione anche in alcuni certificati in cui ancora resta, per legge), ma chi vive stealth ha un rapporto ambiguo, contraddittorio con le persone "dichiarate" (piu che transgender): da una parte sono consapevoli che se in passato non vi fossero state trans dichiarate che lottavano per i loro diritti, oggi magari loro stesse per prime non avrebbero neppure la possibilità giuridica di vivere "nascoste", dall'altra vivono la pubblica e rivendicativa condizione trans come un'offesa al loro essere (sentirsi) donna come qualsiasi altra donna. La differena fondamentale (eccetto persone come me che sono pubbliche anche per ragioni di "militanza") fra transgender e "stealth" che rifiutano il termine transgender è che le prime, sia che abbiano effettuato una transizione totale, sia che magari non si siano operate ai genitali, rivendicano la loro realtà come un qualcosa di cui non vergognarsi. Non è che una transgender come me dichiari di essere "il terzo sesso", ma si definisce donna con uno specifico proprio che deriva dalla stessa transizione, dal non essere nata donna e che mai sarà "femmina" dal punto di vista genetico, cromosomico. Insomma considera che l'essere donna sia uno specifico che possa contenere sottospecifici: una donna nata tale o che ha transizionato. Le "stealth" invece ritengono di essere donne e basta. Per me essere una donna transgender è cosa di cui sono anche, in parte orgogliosa e comunque ritengo che anche solo il fatto di essere stata educata come maschio, di non avere avuto il primo mestruo (e i successivi) in adolescenza, di non avere e di non potere avere neppure gli organi che consentono la maternità.. mi rendano una donna con uno specifico diverso da chi è invece nata tale. Anche il fatto che per me la "femminilità" o la "donnità" sono state conquiste e non una ovvia conseguenza della vita, mi rende diversa da chi è nata donna. Non meno donna, ma donna diversamente.
Ebbene.. per la "donna transessuale" predomina invece il rischio che "transgender" possa confondere lei con chi si traveste per masturbarsi (che è travestitismo feticista.. tutt'altra cosa davvero) o con attori che, come Coruzzi, ha dato vita al personaggio di Platinette (Female impersonator si dice.. anch'essa tutt'altra cosa dal transgender)...
Ovviamente altre cose dividono chi come me, mette nome e faccia e non nasconde la propria storia e "la donna transessuale". Il considerare i generi maschile e femminile come un continuum ai cui estremi vi sono gli stereotipi tipici del "maschio/uomo" e della "femmina/donna" di chi è transgender contro il dualismo bipolare del "o sei donna o sei uomo" (altrimenti "pervertito") di chi propugna il vivere "stealth.
La citazione della 20enne che non dovrebbe dichiarare di essere trans perché al mondo non interessa, poi, ti fa vedere un'ultima sostanzialissima differenza... La 20enne che non dice perché non interessa è solo la 20enne il cui aspetto è "invisibile" agli altri (da noi si dice "che passa")... E chi, nonostante ormoni e/o chirurgia, mantiene tratti del proprio aspetto che tradiscono le origini? Si fotta! Non potrà mai fare le scelte della nostra interlocutrice anonima ma a lei questo non interessa, alle transgender si.. Non c'è altra alternativa per chi vive "stealth". Infine a me che "passo" e di norma non vengo mai identificata come "trans" (ma non ho problemi a dirlo se del caso) è capitato un paio di volte di uscire una sera con delle ex trans assolutamente "segrete" (e uscivano con me proprio perché passo, altrimenti ciccia) e scoprire che "venivamo identificate" come trans proprio per la loro presenza. Esistono quindi anche tante "stealth" che pensano di esserlo ma non lo sono!.. Buffo forse in prima analisi.. Un po' triste invece se ci si sofferma a pensare un attimo.
Ora sai, che non tutte le transessuali amano il termine transgender.. e neppure transessuale. Solo donna (o uomo).
Io non la penso così e insieme a me una buona parte delle persone trans e il 100% delle e dei trans che si battono per i nostri diritti negati...
Infine una vera stealth non sarebbe mai intervenuta in questo forum. Una psicologa recentemente mi ha raccontato che per uno studio che voleva fare ha contattato una vecchia (di età e di transizione) trans.. ex trans.. e si è sentita rispondere malamente che lei era una donna sposata e che non c'entra nulla con chi ha questo tipo di problemi. Insomma anche fra noi ci sono dei Michael Jackson che si tingono la faccia di bianco!
Io trovo che chi non è nata donna (o uomo) e ha dovuto fare una transizione e la ometta assomiglia tanto a quei tanti uomini di colore che per decenni si sono vergognati di essere neri o come quella "nonna" di un mio conoscente che il giorno in cui sposava sua figlia, gli disse: "ricordati che le donne sono il pisciatoio dell'uomo".. Mi scuso per la volgarità ma è un fatto veramente accaduto. Ma è storia comune di tutte le minoranze stigmatizzate e discriminate, che, una parte di esse, interiorizzi lo stigma facendolo propio. E noi non facciamo eccezione.
Ovviamente il mio intervento rappresenta le mie opinioni e non verità assolute..  anche se espresse con assertività. :)
Mirella

6
27 Mar 2007
alle 15:01

Roberto

Ciao! Mi dispiace non poterti chiamare per nome, ma rispetto la tua scelta di firmarti "una donna transessuale". Grazie per essere passata da queste parti. Ti ringrazio per le tue puntualizzazioni che senza dubbio aiuteranno tutt* noi a fare chiarezza sul valore delle "parole". Spero che Mirella ci dica la sua. A presto!

5
27 Mar 2007
alle 14:43

una donna transessuale

Transgender e' un termine essenzialmente POLITICO che molte persone che transizionano da M a F non riconoscono come proprio, sopratutto dopo che Guadagno (ricordo che nell'elenco manca la definizione di "Drag") lo ha spacciato a buon mercato sulla piazza per far qualche soldino facile.

Come al solito, in questo disgraziato paese, dove il maschile e il femminile (a differenza della lingua inglese che ha ispirato il termine TG) si riflette nella grammatica tutto deve essere riportato a uno scontro di Kulture per poter essere legittimato in sede di discussione.

Mentre chi transiziona da M-->F farebbe volentieri a meno di  qualunque rivendicazione politica. Donna si sente, donna vuole essere considerata, non altro. Non ibrido, soprattutto.

Invece Transgender finisce che diventa un termine per includere un po' tutti, una sorta di cappello fatto di pietas anche per quanti vogliono anche solo mettersi una ciabattina da donna alla domenica nel privato del loro appartamento.

Non e' un caso che tra le definizioni manchi quella di Travestito, non esistono piu' i travestiti ? I ragioner Bianchi che alla domenica folleggiano con le piume e al lunedi vanno in ufficio a condurre una "sana" e rispettabile vita di societa' ?

Aveva allora forse ragione Coruzzi quando qualche anno fa speculava : "ma che trav e trans... alla fine siamo tutti froci" ?     

Tu Mirella hai fatto molto (per molte) senza risparmiarti, massimo rispetto si, ma chiediti se una "ragazza" ventenne ha voglia di dichiararsi transegender quando praticamente nessuno tra coloro che la frequentano si porrebbe il problema di cosa sia.

4
26 Mar 2007
alle 17:38

Roberto

Grazie a voi, Barbara e Paola, per essere passate di qui e aver lasciato un "segno". Un saluto poi a Mirella e un grazie anche a lei per la pazienza che ha avuto nel seguire le mie assillanti domande :)

3
26 Mar 2007
alle 16:55

mpaola

Un'intervista e una storia davvero molto interessanti, umane e  profonde.  Che forza Mirella! E grazie, Roberto, per aver postato una testimonianza così importante!

2
26 Mar 2007
alle 16:25

Mirella Izzo

Non so se sia abitudine l'interazione di chi scrive con chi commenta, ma io amo l'interazione.. e quindi, cara Barbara... non so se ci conosciamo o meno personalmente.. non ti identifico. Grazie per le belle parole... ma una cosa te la posso giurare.. Non ho affatto detto tutto!!! :D

Mir

1
26 Mar 2007
alle 14:15

Barbara

Mirella sei una grande! Non aggiungo nient'altro, perché hai detto tutto. Bacio.

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