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Storia di un uomo nato donna

Roberto Russo avatar Lunedì 8 Ottobre 2007, 06:51 in Attualità, LGBTQI, Libri di Roberto Russo

Davide Tolu, Il viaggio di Arnold. Storia di un uomo nato donna, pp. 296, euro 13,50

Davide Tolu è l'autore de Il viaggio di Arnold, un libro che racconta di come Marilyn diventa Arnold. Gli abbiamo chiesto di parlarci del suo libro.

Copertina del libro di Davide Tolu, Il viaggio di Arnold. Storia di un uomo nato donna «Non si può parlare dei propri libri se non in negativo, diceva Calvino: ciò che avrebbero potuto essere e non sono diventati, di cosa è fatta la materia che lasciando tanti scarti dietro sé ora mostra la cesellatura risultante, quali sono i rimpianti ma anche le soddisfazioni di un lavoro letterario. Il mio era un romanzo lungo, ben 600 pagine. Troppe per uno sconosciuto in cerca di editore, benché in possesso di un tema “forte”. Così ho dovuto dimezzarlo e la storia, sebbene compiuta, ha perso un po’ di respiro, essendo tutta concentrata sulla figura del protagonista a discapito dei personaggi secondari per i quali pure avevo costruito una vita articolata. Ma questo penso che ancora traspaia, anche se non è più esplicito. In ogni caso, ciò di cui si può vantare questo mio lavoro acerbo è un alto valore documentaristico: è la prima volta infatti che un uomo transgender italiano descrive la sua esperienza in modo divulgativo

Davide ToluLo fa scegliendo di scrivere un romanzo. E siccome, per citare un altro scrittore a cui devo molto, Berto, la forma autobiografica è in paragone e paradossalmente più costruita e fittizia delle altre, anche il mio Viaggio si discosta parecchio, in maniera appunto romanzata, dalla mia storia personale. La trama è semplice. Marilyn è sicuro di essere un maschietto e non una femminuccia nonostante tutti dicano il contrario. Non soffre di allucinazioni, è cosciente di quale sia la realtà. Il guaio è che in questa realtà qualcosa non funziona e il bambino-bambina cresce solo e disperato. Tenta di imporsi facendo a botte, vestendosi come un super macho e facendosi chiamare Arnold, e in effetti suscita non pochi dubbi e anche ammirazione per la sua caparbietà. Ma l’amore e la gioia di vivere gli sono precluse: come si può amare, infatti, se non si ama prima se stessi? L’autoaccettazione è l’ancora che ci tiene agganciati a questo mondo e ci permette di interagire e avere relazioni con gli altri, altrimenti siamo come fantasmi che si aggirano senza poter afferrare nulla con la loro essenza evanescente. È così che si sente Arnold. Un fantasma senza corpo… oppure con un corpo che non fa che contrastarlo, un corpo che è menzogna, che non rappresenta quel sé che lui dovrebbe amare per accettarsi. E dire che ci prova, perché non è uno sconsiderato. Per esempio decide di “affrontare” il mondo omosessuale. Anzi, insieme ad una compagna di classe che gli rivela di essere lesbica, si metterà proprio a caccia, sentendosi un po’ investigatore, farà appostamenti fuori dai locali notturni per capire se sono quelli “giusti”, perché non è affatto facile nella Cagliari fine anni ’80 trovare spazi apertamente gay. Ma gli incontri lesbici non fanno altro che confermare ciò che Arnold già sa, ossia che lui non è una donna e non può diventarlo. L’epilogo, come si immagina, è la trasformazione chimico-chirurgica di Arnold che infine diventa uomo anche fisicamente. In fondo non si tratta che di una storia di crescita: un romanzo di formazione. Lo straordinario sta nelle strade che Arnold ha dovuto percorrere, tortuose e ingannatorie, tutte in salita (a proposito, il titolo che avevo dato io e che è stato poi cambiato dall’editore era “L’allenamento”, in riferimento metaforico al fatto che attraverso le fatiche per conquistarsi il diritto ad esistere Arnold si farà le ossa per affrontare la vita pure meglio degli altri, ma anche in senso letterale in riferimento alla mole infinita di esercizi e diete ai quali il protagonista si sottopone nel tentativo di mascolinizzarsi). È anche una denuncia dei limiti della scienza, che si fa più cieca e più ottusa quanto più crede di specializzarsi, dimenticando che il primo passo per capire un altro essere è rispettarlo, lasciare che sia ciò che è e non cambiarlo solo perché deve rientrare in uno schema precostituito, come tutta una serie di medici e professionisti vari cerca di fare con Arnold. Ora, l’idea di leggere la storia di uno tanto sfigato che deve lottare contro un destino scritto addirittura nei geni, ammettiamolo, non è allettante. Poi però scopriamo che per fortuna a guardarle a distanza si può ridere sopra molte disgrazie, e l’autoironia è un’alleata formidabile della guarigione. Sì, per me fissare su carta tutte quelle esperienze che posso a ben diritto definire traumatiche è stato catartico, ha significato esorcizzarle. Insomma leggendo Il Viaggio stranamente si ride spesso, o almeno si sorride. E sono contento che sia così, non era certo la pietà che volevo suscitare. Il mio intento era cercare di spiegare perché, a me stesso innanzitutto. Perché cambiare? Ma anche desideravo condividere una grande lezione: come esseri umani abbiamo tutti un grande potere sulla nostra vita, di evoluzione e miglioramento. Ma servono stimoli forti per farci tirar fuori il nostro potenziale… Ebbene, se siamo tanto saggi da imparare dagli esempi altrui, ci risparmiamo un sacco di fatica.
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2 commenti
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12 Nov 2010
alle 12:37

pillola

mmmm che bello ragazzo )

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11 Ott 2007
alle 09:39

Mariella

Mi ha davvero incuriosita questo libro, sia per il viaggio che per il fatto che sia autobiografico, lo comprerò.

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