Il segno uguale se lo giri sembra un muro
Chi nei giorni scorsi aveva seguito il dibattito sulla dichiarazione Onu per la depenalizzazione dell'omosessualità la giornata di ieri forse se l'era segnata con un cerchietto sul calendario. Ieri pomeriggio infatti l'ambasciatore argentino Jorge Arguello ha letto davanti all'Assemblea Generale delle Nazioni Unite l'appello sottoscritto da sessantasei paesi, Francia in testa (nella foto la ministra francese Rama Yade), affinché l'orientamento sessuale, l'omosessualità in particolare, cessi di essere un reato, punito col carcere, con la tortura o con la morte. L'occasione era la celebrazione del sessantesimo anniversario della Dichiarazione Internazionale dei Diritti Umani, quell'appello - simbolico, nulla di vincolante - serviva a fare un passo in più. "Un primo grande passo - ha dichiarato soddisfatto Aurelio Mancuso, presidente di Arcigay - a favore della libertà di milioni di persone omosessuali nel mondo".
Va detto però che mentre sessantasei paesi del mondo ieri effettuavano quel passo, altri sessanta - in testa l'Egitto - presentavano una contro-dichiarazione ribadendo le ragioni della loro manifesta e fiera omofobia. A favore della depenalizzazone c'erano molti latino americani, esclusi i caraibici, alcuni africani e asiatici, tra cui Giappone e Nepal. Ma ad esempio gli Stati Uniti non si sono finora pronunciati, così come altri sessantacinque paesi. Contrarie molte nazioni arabe e il Vaticano, che però non ha aderito neanche al contro-documento.
Ma nemmeno è stato zitto. Il Monsignor Migliore, a un certo punto, ha pronunciato il suo intervento. (dopo il salto)
"La Santa Sede apprezza gli sforzi fatti per condannare ogni forma di violenza nei confronti di persone omosessuali, come pure per spingere gli Stati a prendere tutte le misure necessarie per metter fine a tutte le pene criminali contro di esse - riporta l'Ansa -. Allo stesso tempo la Santa Sede osserva che la formulazione di questa Dichiarazione va ben aldilà dell'intento sopra indicato e da essa condiviso". "In particolare - afferma il Vaticano - le categorie "orientamento sessuale" e "identità di genere", usate nel testo, non trovano riconoscimento o chiara e condivisa definizione nella legislazione internazionale. Se esse dovessero essere prese in considerazione nella proclamazione e nella traduzione in pratica di diritti fondamentali, sarebbero causa di una seria incertezza giuridica, come pure verrebbero a minare la capacità degli Stati alla partecipazione a e alla messa in atto di nuove o già esistenti convenzioni e standard sui diritti umani".
Poi sul Corriere leggo che il Vaticano dice che in Spagna "lo Stato entra sempre più nella vita personale di ognuno: obbliga le famiglie a scegliere determinate scuole con determinate materie, non d'istruzione ma d'indottrinamento". Statolatria la chiamano.
E giusto ciò che dice la chiesa, si apprezzano gli sforzi per condannare ogni forma di violenza , ma non sono d'accordo coi matrimoni gay
va bene
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alle 20:37
Gianpietro Olivetto
Il documento proposto all'Onu dalla Francia, nei suoi 13 articoli, non menziona espressamente l'omosessualità, ma vi fa riferimento solo in maniera indiretta. In tutti quegli articoli - verificare per credere - si coniuga la tutela di qualsivoglia diritto in chiave di orientamento sessuale e identità di genere. Se venisse accettato così com'è, in esso si potrebbero riconoscere anche i pedofili. Non vi sembra?
Credo invece che se si fosse sottoposta all'insieme delle nazioni una dichiarazione dove si condannavano, esplicitamente, le persecuzioni, le discriminazioni e le ingiuste pene inflitte a gay e lesbiche, tutti o quasi avrebbero aderito, Santa Sede compresa.