Gay.it contro Arcigay nella guerra dei conti
Pubblicato da Vincenzo Branà alle 00:34 in Considerazioni
Sulla questione sollevata dall'intervista de "Il Giornale" e ancor prima da gay.it, il cui editore - Daniele Nardini - è poi l'intervistato del quotidiano della famiglia Berlusconi, si potrebbero versare fiumi di parole. La maggior parte, però, sarebbe spesa (lo faremo dopo con un link) a sottolineare l'estemporaneità di certi portavoce del mondo gay italiano, la loro storia, i loro riferimenti. Mai per privare qualcuno del diritto di parola, perfino di invettiva se crede. Semplicemente per ristabilire un equilibrio nelle conoscenze di ciascuno, e più banalmente per non dare l'agio a qualcuno di sentirsi assolto dalla deriva del movimento gay italiano, del quale condivide - secondo me a pieno titolo - i miseri bilanci. Quelli politici, intendo, le conquiste mancate che vengono elencate nel reportage del quotidiano, non quelli economici, che comunque Nardini in quanto socio ha fatto bene a spulciare. Commentandoli - ahimé - con quell'indignazione un po' tipica di noi italiani, quel sospetto costante che ci deriva probabilmente dal trauma di Mani Pulite e che ci riempie di malafede. Perchè alla fine le cifre che Nardini snocciola non sono certo l'eldorado, e il giudizio da formulare su quelle cifre eventualmente non è tanto legato alla loro entità quanto all'efficacia dell'investimento. E questa valutazione io non la legherei solamente a una legge sulle unioni civili.
Sulla polemica sul biglietto d'ingresso alle disco gay, poi, mi scappa un po' da ridere: 15 euro annuali più 15 di biglietto, dice Nardini, prendendo ad esempio una nota discoteca bolognese. Discoteca, attenzione, non circolo politico. Un posto dove andare a fare due salti e cercare avventure in dark. Prezzo alto? Boh, non so, dite voi. Io continuo a insistere: il prezzo è alto o basso a seconda dell'offerta. Magari dentro c'era Bjork che cantava dal vivo, ne dubito ma non posso escluderlo. E il fatto che Nardini affronti solo metà del ragionamento - senza dirci cosa trova nella disco in cui paga 15 euro di ingresso - mi lascia abbastanza perplesso. Soprattutto perchè alla fine Nardini non ci dice qual è il posto figo e gay dove lui va e spende poco. Nella "vicina" Versilia per caso?
Tutto questo per voler lasciare la polemica a temperatura ambiente, perchè sinceramente la trovo poco interessante e assolutamente inconcludente. La dimostrazione ce l'avrete declinando l'inchiesta stessa di Nardini ai molti altri esempi del tessuto associativo, dalle associazioni di consumatori a quelle dei coltivatori diretti: altre cifre, altre dimensioni, gli stessi sospetti.
Se invece nella polemica vogliamo mettere un po' di pepe, un amico blogger - sapiente e dall'agile penna - ha commentato la vicenda con un bell'intervento. Lo trovate qui e vi servirà ad orientarvi meglio in questo contesto. Magari con il racconto di quando Gay.it espose in homepage i banner della campagna elettorale di Berlusconi.Chissà se almeno loro puntando dritto al vertice hanno portato a casa qualcosa, visto che Arcigay - fa notare Nardini - scommettendo su Grillini non ha ottenuto granchè.







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