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Giu 0921

L'imprenditoria rampante a cui sta stretta Arcigay: è partita la scalata al cavallino alato?

Pubblicato da Vincenzo Branà alle 17:53 in Considerazioni


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Appena ho iniziato a leggere l'intervista che gay.it ha rivolto al presidente di Arcigay Aurelio Mancuso non ho potuto non notare che all'autore mancasse perfino l'idea di cosa fosse una domanda, e confondesse - con piglio un pelo presuntuoso - i dieci limpidi interrogativi posti da D'Avanzo a Berlusconi con quella raffica di richieste incalzanti, di dubbio interesse ma dall'alto tasso di faziosità. Una domanda è una frase che termina con un punto interrogativo: nel candore lapalissiano di questa definizione si insinua la netta distinzione tra un'intervista e un interrogatorio, tra la ricostruzione di un fatto di  pubblico interesse e la messa in atto di un brutale processo di giustizia privata. Non del tutto disinteressata, tra l'altro. E soprattutto ignara dell'esistenza di codici deontologici legati all'informazione e alla cronaca che rendono quell'intervista impubblicabile per il semplice fatto che arroga all'intervistatore il diritto a una replica, dichiarandone la presa di posizione rispetto ai temi affrontati. Se si vuole mettere in discussione la risposta dell'intervistato e indagarla con nuovi quesiti si prende un registratore e si fa un'intervista telefonica, oppure si raggiunge l'interlocutore per un vis a vis. Ma non si manda l'intervista via mail e poi si aggiunge una replica in rosso in calce alle risposte, definendo un'asimmetria che è propria solo delle televisioni iraniane.

 

Alessio De Giorgi e Daniele Nardini sostengono da tempo una battaglia dura e senza tregua nei confronti di Arcigay: da mesi pubblicano inchieste sul tesseramento, sui bilanci, sui rimborsi del presidente. Mai mi sognerei di dire che un'inchiesta sui conti di Arcigay sia illegittima. Il diritto di cronaca è sacrosanto, la trasparenza pure. L'accanimento, però, soprattutto alla luce dei pochi "scoop" raccolti e dei conti da massaia sbandierati ai quattro venti, mi fa fare una riflessione ulteriore, e dal legittimo si passa più semplicemente al legale. Si può fare, bene inteso, ma chissà perchè lo si fa e a quanti (e a chi realmente) interessi. Perchè i soci Arcigay che si relazionano con i cosiddetti circoli politici hanno un accesso totale a queste informazioni, su scala nazionale e  locale, e spesso anzichè domandarsi che fine fanno i soldi si sbattono per trovare finanziatori, perchè si rendono conto che c'è davvero tanto da fare. I soci che non si relazionano con i circoli politici, invece, fanno la tessere per andare in sauna, disco o in cruising bar. Punto. Non credo sia un loro cruccio sapere che fine fa la quota annuale di 15 euro che pagano per veder garantita l'offerta di un circuito ampio di locali di intrattenimento che risolvono il problema della visibilità e della  socializzazione.  Io all'ingresso di una sauna non ho mai assistito a una polemica di questo tipo. Logicamente è loro diritto saperlo, ma non credo siano rimasti incollati alla pagina di Gay.it in attesa della nuova puntata dell'inchiesta. Ma è proprio il circuito ricreativo, quello attorno a cui ruota questa utenza (molto numerosa ma pressoché apoliticizzata o disinteressata), a richiedere qualche riflessione in più: é chiaro che in Italia le saune esistono in quanto circoli privati accomunati da un'unica tessera, in questo caso Arcigay. Se sparisse il cavallino alato ogni sauna - e ogni cruising bar - dovrebbe costituirsi circolo a sé, con propria quota di tesseramento. Oppure ci potrebbero essere uno o più  nuovi Arcigay pronti a rilevare la rete, spartendosela magari in fette su base territoriale. Niente circoli politici, solo business.

Alessio di Giorgi, direttore di Gay.it, su Wikipedia risulta addirittura ancora presidente regionale di Arcigay. E magari lo è davvero, chissà. Di Arcigay è stato nel passato tesoriere e membro della segreteria nazionale. La sua prima definizione, sempre stando a Wikipedia, è però quella di imprenditore:  «Nel 1997 dà vita a Gay.it che si imporrà presto come primo sito internet gay italiano e una delle principali aziende del settore. Di Gay.it ancora oggi è direttore e proprietario, insieme ad altri soci». E ancora : «Nel 1998, insieme al suo compagno, dà vita a Friendly Versilia, per promuovere l'offerta turistica rivolta a gay e lesbiche in Versilia. Oggi è il più rilevante fenomeno di turismo gay in Italia». Tutte avventure di notevole fortuna, tuttora solide e battutissime dal pubblico. Alessio De Giorgi inoltre è, assieme a Imma Battaglia, nella cordata di imprenditori a cui fa capo il Gay Village di Roma, che in questi giorni sta rapidamente tentando una soluzione con il Comune Capitolino per l'allarme location. Insomma De Giorgi, da bambino, a Monopoli vinceva sempre. Ultima nota, in fondo alla pagina di Wikipedia: "Nelle elezioni primarie del 2007 viene eletto membro dell'Assemblea Nazionale del Partito Democratico". Arcigay, il business, il Pd: riassumiamo (per sintesi e non per incuranza del resto) in queste tre parole il curriculum di Alessio De Giorgi.



Daniele Nardini, la penna che firma quasi tutti gli articoli su Arcigay, è invece il direttore dei contenuti del sito Gay.it, almeno questo segnala il sito stesso. Sul finire dello scorso inverno fu intervistato da "Il Giornale", il quotidiano della famiglia Berlusconi, in quanto socio Arcigay "arrabbiato" e autore delle suddette inchieste. Nel curriculum che appare sul suo sito  si legge che è iscritto all'albo dei pubblicisti della Toscana: un ordine abbastanza distratto, al quale deve essere sfuggita l'intervista con le repliche in rosso, evidentemente. A parte Gay.it e Clubbing, altro periodico gay di cui è vicedirettore, non ha grandi esperienze giornalistiche in curriculum, ma nel 2007 cura la campagna elettorale di Alessio De Giorgi candidato alla segreteria nazionale del Pd.

 Max Forte, uno dei blogger autori di Notiziegay.com, ha redatto un post molto duro sull'intervista pubblicata da Gay.it: «Mai e poi mai ci saremmo immaginati, fin dalla nostra nascita, nel 2007, che un giorno ci saremmo ritrovati a scrivere un articolo a favore dell’Arcigay e del suo presidente-poeta Aurelio Mancuso», scrive Forte. Eppure l'intervista di Gay.it fa saltare sulla sedia a prescindere dai contenuti, per una questione di stile, di abusi, di un esplicito e fazioso accanimento. Ovviamente in calce all'articolo si sono moltiplicati i commenti indignati, che sottolineavano la condotta inaccettabile dell'intervistatore. E Gay.it, prontamente, ha chiuso il forum. Max Forte nel suo post fa notare un aspetto non secondario: «i principali siti internazionale di cultura ed informazione Lgbtq - dice, rapportandoli a Gay.it - non mischiano il ‘birdwatching’ con la politica, l’informazione, le discussioni o i dibattiti, se ne guardano bene. Certo, ci sono anche lì articoli leggeri e molte volte anche spinti ma è tutt’altra cosa. L’omosessualità viene inquadrata con un altro punto di vista e senza una persistente morbosità, ci sembra tutto più pulito e forse anche più onesto, almeno a noi così pare». Su pulizia e onesta discuterei molto - anzi soprattutto sul verbo sembrare, che richiama un fastidioso concetto di doppia morale - ma la strana commistione che caratterizza il portale di Gay.it è un aspetto su cui tutti dovremmo riflettere. Forte però, nonostante quel geniale "i furbetti del quartiere" nel titolo del post, non arriva a dirci chi è il Ricucci della situazione. Non credo meriti un'inchiesta, perciò ho semplicemente curiosato nel primo link di google e riportato qualche informazione chiave. Ma credo soprattutto, e questo mi sembra il punto di tutta la questione, che ci meriteremmo tutti - gay, lesbiche, trans, bisex ed eterosessuali -un'informazione più dignitosa, costruita con cura e correttezza e magari perfino al di sopra delle parti. Un compito da affidare ad operatori che in coscienza sappiano distinguere la vocazione a ciò che è giusto da quella a ciò che è conveniente. E scegliere, senza dubbi, la prima.

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Appena ho iniziato a leggere l'intervista che gay.it ha rivolto al presidente di Arcigay Aurelio Mancuso non ho potuto non notare che all'autore mancasse perfino l'idea di cosa fosse una domanda, e confondesse - con piglio un pelo presuntuoso - i dieci... [continua]

Commenti

1. orodeglistupidi, Domenica 21 Giugno 2009 ore 21:00

Sei stato molto generoso. Più che "interrogatorio", quello di Gay.it l'avrei definito una patetica scheccata isterica.

A proposito, ti segnalo che il portale di GayLib si è sentito in dovere di schierarsi contro Max Forte proprio per questo suo articolo. Pfff.

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