Arcigay nella bufera: De Giorgi indica i quattro peccati di Aurelio Mancuso.
Pubblicato da Vincenzo Branà alle 22:33 in Considerazioni
Certo ci sono delle parti assolutamente condivisibili nell'intervista rilasciata da Alessio De Giorgi a Clubbing (riportata sul web da Gaynews24), ennesimo rilancio del duro scontro tra lui e Arcigay. Non tutte, naturalmente: ci sono passaggi in cui affianca Berlusconi al numero uno del cavallino alato che inevitabilmente mi hanno fatto sorridere e che trovo decisamente forzati. Ma è su un altro passaggio che vorrei focalizzare l'attenzione: in particolare trovo sia facile sottoscrivere le 4 colpe principali che l'editore di Gay.it riconosce all'azione politica di Aurelio Mancuso da quando è al vertice di Arcigay. Nel sottoscriverle - però - vale la pena corredarle con qualche considerazione ulteriore. ![]()
Cito testualmente dall'intervista a De Giorgi nei brani in neretto. Dopo il salto.
«Il primo (episodio, ndr): la vicenda della sua candidatura. Poco dopo un congresso che sanciva il distacco dalla politica di Arcigay, Mancuso tenta disperatamente di candidarsi nelle fila della sinistra radicale, per poi fare marcia indietro quando la sua associazione gli si rivolta contro. Ma nel frattempo, critica la candidatura di Paola Concia nelle file del PD, che poi – una volta eletta – si è rivelata essere una ottima scelta da parte di Walter Veltroni».
Sacrosanto nel principio, ingiusto però circoscrivere il problema ad Aurelio Mancuso. Franco Grillini ha iniziato la tradizione, passando dalla carica di presidente Arcigay a quella di parlamentare. Nonostante questo, niente Pacs. Si disse perciò che bisognava prendere distanze dalla politica, fa bene De Giorgi a ricordarlo. Quello che De Giorgi dimentica è di produrre l'elenco degli attuali ex militanti prestati alla politica, un elenco per niente breve - dentro e fuori Arcigay - e che vede nelle prime posizioni proprio Alessio De Giorgi, membro dell'assemblea nazionale del Pd, mentre al contrario Aurelio Mancuso non compare. L'obiezione è semplice quindi l'anticipo: perchè non l'hanno voluto non perchè non ci è voluto andare. Sicuramente, ma i fatti comunque non cambiano. E mi permetta De Giorgi di osservare che pare proprio che in quel benedetto congresso - quello in cui si presero le distanze dalla politica - sia stato detto al contrario "Andate e candidatevi", dal momento che, se guardiamo anche solo l'ultima chiamata alle urne, le liste - di quartieri, comuni, provincie e pure delle europee - presentavano qua e là diverse facce note per i frequentatori di Arcigay. Non un esercito, ma sicuramente più del passato. Tutto è legittimo, intendiamoci. Anche candidarsi in partiti che non mettono in programma i temi lgbt, fornendo così l'ennesimo alibi alla politica dinanzi alle proprie lacune e ai propri ritardi: questo ho visto accadere di continuo nelle recenti chiamate alle urne. C'è il gay in lista, problema risolto. Solo Franco Grillini, questo gli va riconosciuto, si candidò condiziando il programma di governo e inserendo i Pacs. Che poi non si fecero, ma almeno da vedere pareva meglio. Da lì in poi mi vengono in mente più gay - o lesbiche o trans - scesi in campo per "esserci" che per fare una cosa concreta. Posso sbagliarmi, se lo faccio vi prego smentitemi. Attenzione però, non voglio essere frainteso: l'esserci, a volte, conta tanto quanto la proposta di legge, anzi a volte pure di più. Ma è una dimensione diversa, e questa diversità mi sembra fosse opportuno sottolinearla a margine dell'osservazione mossa da De Giorgi.
«Il secondo: la vicenda del Gay Pride nazionale. Mancuso decide di convocare unilateralmente il gay pride nazionale a Genova, solo per oscurare la notizia che sta per uscire – importante e assai positiva – che il Mario Mieli ha “vinto” la candidatura di Roma come sede dell’Europride nel 2011. In sostanza, l’Italia non ha un gay pride nazionale importante nella capitale – come a Madrid, Parigi o Londra – solo perché lì Arcigay è debole e lì c’è il circolo “concorrente”, e cioè il Mario Mieli».
Standing ovation: la frattura tra Arcigay e "Mario Mieli" va superata. E va trasformata in un confronto proficuo, anche duro volendo, ma in grado di progettare tappe ed obbiettivi comuni. E soprattutto che realizzi un'idea di rete solida ed efficace, tutt'altra cosa ripetto al teatrino "Genova Pride/Europride" al quale giustamente De Giorgi fa riferimento. Poi, però, dissento dalla conclusione: cosa vuol dire l'Italia non ha un Pride importante nella Capitale? La realtà è un'altra: molti omosessuali sono talmente superiori a queste inutili attriti che sfilano sia a Roma sia a Genova (nel caso di quest'anno) e i dati di affluenza lo dimostrano. La domanda corretta sarebbe un'altra: perchè il circolo "Mario Mieli" organizza da solo il Pride di Roma? E questa domanda me la pongo tutte le volte che vado a Roma al Mieli (da Bologna) per parlare di Pride e non incontro Arcigay Roma.
«Il terzo: la vicenda di Povia a Sanremo. Abbiamo regalato a un artista mediocre una campagna pubblicitaria milionaria, solo perché dalle prime anticipazioni della sua canzone il testo sembrava essere decisamente omofobico. Certo, quel testo contiene diversi errori ed è diseducativo, ma da qui a montare una campagna di stampa contro – soprattutto dopo l’intervento di Benigni a Sanremo – è davvero eccessivo. Tanto più quando poi la tanto annunciata manifestazione di protesta è stata un flop con un centinaio di partecipanti».
Un minimo storico, De Giorgi ha ragione. Soprattutto se si considera che in quel periodo si verificarono diversi fatti violenti riguardanti persone transessuali, perfino assassini. Tutti oscurati dal can can su Povia (il quale, dal canto suo, ancora ci mangia). A questa vicenda affiancherei quella altrettanto imbarazzante dell'outing di Roberto Bolle.
«Il quarto: l’incontro delle associazioni gay nazionali con Fini di un mese fa , dove Mancuso ha arbitrariamente escluso le associazioni della minoranza delle minoranze – i transessuali – ed altre importanti e di rilievo nazionale come Certi Diritti o il Mario Mieli. Con grande ira di tanti».
Francamente non conosco la lista degli invitati all'incontro tra Mancuso e Fini, quindi faccio fatica a distinguere gli esclusi da quelli che hanno più semplicemente reclinato l'invito. Perchè c'è anche questà possibilità, non dimentichiamocene. E il problema di quell'incontro come dell'incontro col Ministro Giorgia Meloni - proprio per il famoso motto "distinti e distanti" dalla politica - è che mi sorge il dubbio che se ci mettessimo a contare le fotografie che Mancuso si è scattato in campagna elettorale con leader politici ne troveremmo diverse con esponenti del centrodestra, forse addirittura la maggioranza. Scelta di campo? Non credo, sinceramente. Il che è ancora peggio, perchè se uno non intende schierarsi gli incontri li dovrebbe rimandare al dopovoto. Per buonsenso ed eleganza, quantomeno.







1. Maurizio Cecconi, Martedì 7 Luglio 2009 ore 01:41
Ti leggo molto lucido.
2. Marco, Martedì 7 Luglio 2009 ore 09:23
Posso aggiungere che ritengo parossistico che tutta la comunicazione di Mancuso si basi solo su vittimismo e (presunta) lotta alla (presunta) omofobia? Un sistematico e ininterrotto (presunto) martirio senza alcuna costruttività, un ghetto di continua autoflagellazione medievale, un festival del pianto che tace oculatamente qualunque segnale positivo di emancipazione sociale.
Con risultati come quello della pubblicità a Povia, di cui bisognerebbe francamente vergognarsi. Quasi più di Povia.
3. Alessio De Giorgi, Sabato 11 Luglio 2009 ore 04:57
Grazie dell'articolo.
Posso solo farvi un appunto. Finchè sono stato in Arcigay non ho mai avuto un solo incarico politico, nè mi sono mai candidato in nessuna elezione. Il giorno in cui diventai consigliere della Regione Toscana contro le discriminazioni per orientamento sessuale mi dimisi da Presidente Regionale di Arcigay. L'anno dopo, infine,fui eletto nell'Assemblea Nazionale del PD. Segno che la richiesta che faccio di incompatibilità tra cariche associative e cariche politiche l'ho applicata per primo a me stesso.
A presto.