Il segno uguale se lo giri sembra un muro
La prima si è già tenuta giovedì sera e a Roma ne promettono una ogni mese fino a quando non sarà approvata una norma contro l'omofobia. Nella realtà si tratterebbe di fiaccolate ma i mass media le hanno già ribattezzate Mini gay Pride , definizione che dentro il movimento lgbt, come una misteriosa macumba, porta inevitabilmente scompiglio. I fatti: giovedì scorso un centinaio di persone, attivatesi reciprocamente con un tam tam via Facebook, si sono ritrovate a Roma in via San Giovanni in Laterano (considerata la gay street della capitale) e da lì, fiaccole in mano, hanno manifestato fino al Campidoglio. Una protesta spontanea che tenta di reagire al reflusso omofobo che ormai da diverso tempo caratterizza la cronaca capitolina , e che in rete ha il suo quartier generale nel blog Fiaccolatalgbt caratterizzato dalla sagoma di Martin Luther King e dalla presa in prestito del suo leggendario slogan : "We have a dream". Ma mentre nel blog, tra le adesioni, spicca quella della militante Pd Cristiana Alicata (la quale però non rivendica la paternità dell'iniziativa) sui giornali è Fabrizio Marrazzo - presidente di Arcigay Roma - a mettersi alla guida di questo neonato movimento , rilasciando dichiarazioni e dando appuntamenti. E dando luogo, così, a una piccola ma feroce insurrezione degli internauti, indispettiti dall'ennesimo capetto a caccia di visibilità.
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