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Il caso "Da Uomo" e la censura di internet: le strane leggi a caccia del consenso gay

Vincenzo Branà avatar Domenica 20 Dicembre 2009, 11:45 in Considerazioni di Vincenzo Branà
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Qualche giorno fa vi avevo parlato di Da Uomo, la grottesca webzine che non gradisce visitatori gay. Dopo la nostra segnalazione sul sito è comparso un editoriale a firma del direttore della testata - Diego Mantegazza - che, in termini di omofobia, rincara la dose:

«Essendo una community, per soli uomini, preferiremmo evitare che individui gay, omosessuali, partecipassero alla vita della nostra rivista, perchè molto probabilmente non sarebbero in grado di comprendere il senso di ciò che viene presentato quotidianamente sul nostro sito. Non vogliamo emarginarli - scrive Mantegazza - anzi ci auguriamo che tornino quanto prima “sulla retta via” e che mettano la testa a posto».

L'uso della lingua resta quello tentennante dei primi post , quello che Antonio ci ha invitato a notare commentando la nostra prima segnalazione. I contenuti, invece, vanno molto oltre, aggiungendo all'esibita competenza sessuale da onanisti una buona dose di ignoranza e intolleranza. E infatti leggete un po' come va avanti:

«Ci riserviamo  - prosegue Mantegazza - di considerare quindi i gay, come individui, che hanno “tradito” il nostro genere sessuale per diventare qualcos’altro, e che volenti o nolenti hanno rovinato l’immagine stessa dell’uomo. Siamo dispiaciuti che nella loro convinzione di essere “giusti”, di essere “normali”, finiscano solamente per avere slanci continui di volgarità e molte volte si ritrovano ad essere inopportunamente maleducati».

E ancora:

«Le loro parate, dovrebbero sostituirle con dei ricoveri di massa dallo psicanalista - sostiene il testosteronico Mantegazza - o dei cineforum a base di film di Steven Seagal, Marlon Brando, piuttosto che Sylvester Stallone (ecco, forse questi cineforum i gay li organizzano già..., ndr). Ci spiace che non si rendano conto di quanto la gente comune sia stanca delle loro perversioni, del loro sbandierare in modo violento e disgustoso il loro orientamento sessuale. Ma d’altronde come compatirli, se non riescono più a riconoscere l’essere umano di riferimento per riprodursi e costruire una famiglia, è evidente che abbiano bisogno di essere aiutati».

Nella rete è montata l'indignazione: Emmanuelnegro parla di «una comunità di pezzenti frustrati che picchiano la moglie e poi vanno a trans, secondo me. Dite che dovremmo andare a dirglielo?». Pasquale Videtta ha scritto una lettera durissima a quella redazione, De Vulgaris Dementia ha sollecitato l'intervento di Arcigay e del Ministero alla Pari Opportunità.

Ma attenzione: su Friendfeed , altra piattaforma dove il tema ha scaldato gli animi, in molti hanno fatto notare che il sito ha molte delle caratteristiche tipiche del fake, cioè della bufala, altri invece hanno ipotizzato si tratti di una mossa per ottenere visibilità. Già, ma perchè?

Perchè qualcuno vorrebbe montare l'ira della comunità lgbt contro un contenuto visibile in rete e lì soltanto? Forse per costruire una rete di ingenui alleati a un progetto di "regolamentazione" della rete volto a tutelare, in realtà, ben altri interessi? Non vi sembra curiosa questa coincidenza di tempi? Non vi sembrano un po' "precotti" i contenuti del signor Mantegazza? Ma poi, questo Mantegazza chi è? Come mai non se ne rintraccia notizia alcuna in rete che non sia legata al suo ignobile editoriale?

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21 Dic 2009
alle 15:59

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